TOLLERANZA

I casini della Lega in Regione

Questa volta non si tratta delle solite beghe interne al Carroccio piemontese. Presentata a Palazzo Lascaris una proposta di legge per regolarizzare la prostituzione. Benvenuto: "Un business da 5 miliardi e il gettito fiscale potrebbe alimentare il welfare"

In mezzo a scontrini e ricevute per ristoranti, alberghi, taxi e aerei del politico di turno spunta pure la fattura della escort. Lo scenario potrebbe passare dall’immaginazione (neppure troppo spinta) alla realtà semmai venisse approvata la proposta di legge regionale presentata dal gruppo della Lega Nord a Palazzo Lascaris: aprire le alcove e, soprattutto, i conti delle lucciole al fisco. Il ragionamento da cui partono i leghisti per supportare la loro idea affonda nella notte dei tempi, con il solito assunto sul mestiere più antico del mondo: “La prostituzione, che nel nostro Paese non è soggetta ad alcun divieto o proibizione, c’è sempre stata e sempre ci sarà” dice Alessandro Benvenuto, primo firmatario della proposta. “Vale, ogni anno, 5 miliardi di euro. In assenza di una normativa a livello nazionale, il nostro proposito  è quello regolamentare il fenomeno a livello regionale”. Il federalismo della gnocca, insomma. Che in Piemonte arriva sull’onda di analoghe iniziative che il Carroccio ha già avviato in Lombardia, così come nelle Marche e in Emilia Romagna. E persino il leader federale Matteo Salvini si è recentemente espresso a favore della regolamentazione della prostituzione.

 

Proprio nella regione dove la Lega governa con Roberto Maroni, lo scorso anno era stato presentato lo schema di una norma che scendeva anche nei particolari più allarmanti, tanto da prevedere anonimato del cliente sulle quietanze di pagamento. Definite, sempre in Lombardia, pure l’aliquota: il 40%, mentre in Emilia Romagna i leghisti hanno proposto uno sconto fiscale facendo scendere dal 40 al 28% la stessa aliquota qualora il giro d’affari della escort non superi i 28mila euro l’anno. E proprio questo modello viene ricalcato dalla proposta dei leghisti piemontesi. “Riuscire a tassare la prostituzione – spiega il consigliere Benvenuto - almeno a livello regionale, significherebbe avere a disposizione risorse ingenti, che potrebbero essere investite nel sociale e a favore delle fasce più deboli o in difficoltà. Si tratta di una proposta basata sul buon senso e che non ammette ipocrisia: la regolamentazione della prostituzione, oltre a tradursi in maggiori entrate per la Regione, abbatterà fenomeni come racket e clandestinità, oggi strettamente collegati ad essa proprio a causa del vuoto normativo”.

 

Quanto alla probabile evasione o elusione, al di là dell’equivoco che potrebbe ingenerarsi alla domanda della signora “con o senza?” riferita non più solo alla protezione, ma soprattutto alla fattura, resta il nodo dei controlli. Se il Piemonte ricalcheranno lo schema emiliano-romagnolo in Regione nasceranno nuovi incarichi, magari non proprio sempre disdegnati:  “L’accertamento della tassa regionale sulla prostituzione è demandato al servizio regionale competente, munito di speciale tessera di riconoscimento – si legge in un articolo della proposta di legge -. Per l’assolvimento dei loro compiti, i funzionari possono accedere, muniti di apposita autorizzazione dirigenziale, nei luoghi in cui è esercitata l’attività di prostituzione nel territorio regionale, al fine di procedere alla  verifica”. E la devoluscion finì a puttane.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    18:07 Mercoledì 29 Luglio 2015 Sex Ma......,,

    Con la crisi che sì attenaglia .... Non abbiamo soldi X andare a puttane o meglio andiamo a puttane ma non in quel senso !

  2. avatar-4
    16:45 Mercoledì 29 Luglio 2015 usque tandem Dubbio giuridico

    Oddio, in effetti siamo una Regione che va a P..... Ma siamo sicuri che la materia sia di competenza regionale?

  3. avatar-4
    15:30 Mercoledì 29 Luglio 2015 moschettiere Pensiamoci

    Diamo un'occhiata come funzionano le cose in Germania sull'argomento. Laggiù hanno percorso da qualche anno la strada che si vorrebbe ora proporre da noi. E se si analizza la situazione tedesca forse certi facili (e magari un po' incoscienti) entusiasmi si affievolirebbero. Tra il dire e il fare...

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