RETROSCENA

Un gelato (Grom) per il Cavaliere

Berlusconi ha iniziato lo scouting per l'Altra Italia, il nuovo soggetto politico del centrodestra. E, anche in vista delle Comunali di Torino, ci sarebbe un ritorno di fiamma verso Martinetti, fondatore della celebre catena, simpatizzante renziano

Il carretto passava e quell’uomo gridava gelati. Matteo Renzi lo chiama a Palazzo Chigi: un cono da slurpare alla faccia del britannico The Economist che lo aveva disegnato in barca con la Merkel, Hollande e Draghi sulla barchetta affondante, mentre lui mangia il gelato. Cono o coppetta per Berlusconi? “Mavalà” – direbbe il fido Ghedini - l’ex Cavaliere vuole addirittura il gelataio. Quello di portare in politica Guido Martinetti, fondatore insieme all’amico Federico Grom, della nota catena di gelaterie, è un suo vecchio pallino. Messo da parte quando il gelataio – come allo stesso Martinetti piace definirsi pur essendo a capo di un gruppo con 32 punti vendita in Italia e sette nel mondo (da New York a Giakarta) – aveva declinato, “non adesso”. Era il 2012. Il giovane imprenditore torinese pare fosse stato pure sondaggiato da Alessandra Ghisleri. Esito tenuto segreto. Ma intanto sarebbe da rifare: non solo vecchio, ma tarato su una futuribile candidatura parlamentare, non certo una corsa per le comunali torinesi. E già, perché il nome del gelataio è saltato nuovamente fuori a Palazzo Grazioli: questo “splendido quarantenne”, una specie di Jude Law nostrano che, secondo le cronache rosa, avrebbe fatto perdere la testa alla scrittrice Selvaggia Lucarelli, piace al Cavaliere proprio perché incarna il modello del “sogno italiano”, il tratto da self-made man coniugato con “il bello e il buono” dell’italian style. Lo vuole nella formazione di “campioni” di quell’“Altra Italia” che da allenatore del “nuovo” centrodestra sta allestendo: a costo di perdonargli l’originaria simpatia renziana. E perché no, semmai dovesse accettare potrebbe pure pensare di candidarlo sindaco di Torino. Difficile, quasi impossibile, ma mai dire mai.

Chissà se il suo nome è spuntato fuori in uno degli ultimi conciliaboli tra Berlusconi e il suo proconsole in terra allobroga Gilberto Pichetto. “Trovami dei nomi giusti nel mondo delle professioni, dell’impresa”: questa la missione affidata all’ex omino coi baffi. Che proprio come il personaggio della pubblicità della moka, non ha detto ma ha pensato “eh sì sì sì, sembra facile…”. Solo che non c’è da fare un buon caffè, ma trovare un buon avversario per Piero Fassino o – se il Lungo non si ricandiderà – per chi verrà messo in campo dal Pd per Palazzo Civico.

“Voglio venti campioni della società civile” ha ripetuto pochi giorni addietro un Berlusconi pronto a battezzare questo innesto della società civile l’Altra Italia. Forse non troppo convinto del nome, ma della necessità di allargare il campo oltre gli ormai stretti e sgretolati confini del partito, sì. Senza cambiare rotta neppure per le prossime amministrative. Il successo di Luigi Brugnaro a Venezia resta un punto di partenza, su cui resistere anche di fronte a spinte sempre più forti da parte di uomini di partito che digerirebbero male una soluzione esterna, seppur con maggiori probabilità di successo. “Eh sì sì sì , sembra facile…”. Però bisogna provarci e Pichetto lo sa. E sa che, probabilmente, per arrivare davvero a quel contenitore senza rompere con i potenziali alleati, Lega in primis, meno etichettato è il candidato e più terrà lo scatolone. Come un cappellaio matto, il sovrano di Arcore tira fuori nomi come conigli dal cilindro: fa filtrare mezze notizie, poi fa flanella, accelera e un minuto dopo tira il freno mano. In fondo è questo il magico mondo berlusconiano, e così sarà fino alla fine (con un tasso di grottesco via via maggiore).

Non è un caso che mai come in questa occasione, nel centrodestra circolino con sempre maggiore insistenza nomi di area, ma senza maglia della squadra. C’è o ci sarebbe notaio Alberto Morano che vede tra i suoi sponsor più convinti Alfonso Badini Confalonieri, discendente di nobile stirpe (suo avo omonimo fu sindaco di Torino nei primi anni del Novecento), avvocato e amico del compianto Alberto Musy. C’è o ci sarebbe Giuseppe Provvisiero, classe 1962, quattro generazioni di costruttori (Secap), presidente dell’Ance piemontese e nipote di Sebastiano, uno dei notabili della Dc torinese negli anni a cavallo tra gli Ottanta e i Novanta, andreottiano, ex assessore al Bilancio. C’è, senza se e senza ma, Luca Olivetti, l’avvocato impegnato nel ruolo-missione di catalizzatore del centrodestra che continua a tenere la scena, pur tra qualche nervosismo all’interno della stessa Forza Italia e che è stato protagonista di un recente scontro verbale, finito in tribunale, con il radicale eletto nel Pd a Palazzo di Città Silvio Viale. Tra i potenziali aspiranti Brugnaro della Mole anche – e si dice con sempre maggior impegno e convinzione - Alessandro Cherio, presidente del Collegio Costruttori di Torino, imprenditore nel settore dell’edilizia e consigliere comunale per Forza Italia negli anni ruggenti, quelli della discesa in campo dell’allora Cavaliere.

L’ex Caimano, tornato al centro della scena grazie alle vicende Rai e alle manovre parlamentari, pare determinato a trovare i suoi campioni della società civile anche (e soprattutto) per le amministrative di primavera nelle città più importanti. E se fosse quel giovane imprenditore dei gelati? Una frase buttata lì o chissà che Berlusconi non abbia tirato fuori quella sua vecchia idea, che magari potrebbe venire bene per Torino. Quel Martinetti che solo tre anni fa, quando Fassino era da poco arrivato a Palazzo Civico del Lungo aveva detto: “Non sa emozionare le persone. In questo senso Chiamparino aveva una marcia in più. Lui era stato bravissimo”.  Poi era arrivato Renzi e quella richiesta di avere il gelato nel cortile di Palazzo Chigi. Crema e limone, il carretto era arrivato dalla vicina gelateria Grom a due passi da Piazza Colonna. Adesso, qualcuno sussurra, Berlusconi non si accontenterebbe del carretto: vorrebbe proprio il gelataio.