POLITICA & SANITA'

Ospedale Koelliker in vendita Sanità religiosa in ginocchio

I missionari della Consolata cercano un acquirente per la clinica torinese: gestione troppo onerosa, "preferiamo concentrarci sulle nostre opere in Africa". La trattativa top secret con i principali gruppi privati. Dopo il Gradenigo voci sul Cottolengo

L’ospedale Koelliker è in vendita, amen. I missionari della Consolata, ai quali la struttura sanitaria venne donata negli anni Cinquanta e che la gestiscono attraverso la Pro Infantia spa,  hanno deciso di metterla sul mercato, affidando i contatti e le trattative con i potenziali acquirenti ad un advisor il cui compito principale è proprio quello di trovare chi è disposto rilevare il complesso sanitario di Corso Galileo Ferraris. Il prezzo naturalmente è top secret, ma a quanto risulta potrebbe aggirarsi attorno ad alcune decine di milioni di euro, tra i 20 e i 30. Alcuni contatti sono stati avviati, ma la situazione per ora sarebbe in stallo. I primi ad essere interpellati come potenziali acquirenti sono stati i tre maggiori gruppi della sanità privata che operano in Piemonte: il Policlinico Città di Monza che fa capo alla famiglia De Salvo di Novara, il gruppo Villa Maria di Ettore Sansavini e il gruppo Humanitas. Per motivi diversi, ad oggi, nessuno delle tre potenze ha dichiarato l’intenzione di acquisire l’ospedale fondato negli anni Venti dal commendator Enrico Koelliker.

 

Il gruppo della famiglia De Salvo che in regione ha numerose strutture (la San Gaudenzio di Novara, la Santa Rita di Vercelli, la Vialarda a Biella, la Clinica Eporediese a Ivrea,  Città di Alessandria e la Clinica Salus ad Alessandria) pare intenzionato a concentrarsi sulla torinese Pinna Pintor. Attualmente la clinica di via Vespucci che nel 2014 ha richiesto la procedura di concordato preventivo è in affitto al Policlinico Città di Monza tramite la sua controllata “Pinna Pintor srl”, con l’impegno irrevocabile all’acquisto. Nei prossimi mesi, dunque, il gruppo dei novaresi De Salvo dovrebbe, con molta probabilità, rilevarne la proprietà e questo avrebbe, almeno per ora, allontanato dai possibili obiettivi l’acquisizione del Koelliker.

 

Situazione per molti aspetti analoga per Humanitas che con il Gradenigo si è accollata debiti per 20 milioni e ne prevede altri 10 di investimenti: ha tolto dalle rogne la Congregazione delle Figlie della Carità di San Vincenzo De Paoli ma si è anche fortemente esposta in termini finanziari. Lo stesso gruppo Villa Maria che sotto la Mole conta il Maria Pia Hospital, la clinica Santa Rita da Siena e l’Opera Pia Lotteri, non parrebbe orientato a inserire nel novero delle sue strutture piemontesi l’ospedale che i missionari della consolata hanno deciso di vendere, segnando un ulteriore abbandono sul fronte della sanità religiosa.

 

Se eclatante e complessa è stata la vicenda che ha accompagnato la dismissione del Gradenigo da parte delle suore vincenziane , struttura destinata a chiusura certa se non fosse intervenuto il gruppo lombardo, quella del Koelliker non si presenta ad oggi di più facile soluzione. Certo la situazione non è drammatica come nel caso del presidio di corso Regina Margherita, ma alla base della decisione di mettere in vendita la struttura di corso Galileo Ferraris ci sarebbero comunque sempre aspetti legati ai costi, ai bilanci e ad una gestione che in tempi caratterizzati da un minor introito dagli accreditamenti con il servizio sanitario regionale e un maggior rigore nella gestione della spesa da parte della Regione stessa, impone cambi talvolta radicali e non sempre in grado di essere attuati. Inoltre, gli stessi vertici dell’ordine religioso hanno manifestato l’esigenza di concentrare la presenza (e gli sforzi economici) nelle opere missionarie nei paesi del Terzo Mondo, in particolare in Africa.

 

Quella che ormai appare come una corsa a mettere sul mercato ospedali che per decenni sono stati gioielli delle famiglie religiose e simboli di una tradizione antica nel settore dell’assistenza e della cura, pare non fermarsi. Arrivando a mettere in conto, come eventualità non remota, un destino analogo anche per un’istituzione come il Cottolengo. E immaginare, sempre rifacendosi alla storia finita bene per la struttura delle Figlie della carità, un intervento provvidenziale di gruppi che operano anche fuori dal Piemonte, spesso soprattutto in Lombardia. Impossibile, ora, dire se capiterà così anche per il Koelliker, un altro ospedale per il futuro del quale i religiosi si affidano alla messa. In vendita.

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