POLITICA & SANITA'

Koelliker in rotta con la Regione Nosiglia chiede lumi sulla vendita

L'ospedale di proprietà delle Missioni della Consolata rischia di uscire dal servizio sanitario regionale. Pronta la lettera di "disaccreditamento". L'arcivescovo preoccupato per il futuro della struttura e della presenza cattolica nel settore

Giorni cruciali per l’ospedale Koelliker di Torino. Mentre sulla scrivania del direttore generale della Sanità regionale Fulvio Moirano è pronta la lettera-ultimatum, estremo passo prima dell’avvio del disaccreditamento che metterebbe fuori la struttura di corso Galileo Ferraris  dal servizio sanitario regionale, è imminente un incontro tra la proprietà, ovvero l’Istituto Missioni della Consolata, e la Curia torinese ai suoi massimi livelli. Sarebbe stato lo stesso Arcivescovo, Cesare Nosiglia, ad avere espresso il desiderio di conoscere dai diretti interessati la situazione dell’ospedale in relazione al contenzioso con la Regione e, soprattutto, le reali intenzioni circa la possibile vendita della struttura. Vendita esclusa da padre Rinaldo Cogliati, amministratore generale dell’Istituto, ma confermata da più parti, non ultimi i potenziali acquirenti contattati dall’advisor romano incaricato dalla proprietà che, per cedere la struttura, avrebbe formulato ipotesi di prezzo attorno ai 55 milioni di euro.

 

La richiesta di monsignor Nosiglia di conoscere nei dettagli la situazione inerente la possibile alienazione suona come ulteriore e autorevole conferma di ciò che, invece, la congregazione si era affrettata a smentire non appena lo Spiffero aveva pubblicato la notizia lo scorso settembre. Ambienti vicini alla Curia spiegano come tra le ragioni dell’incontro, previsto nei prossimi giorni, ci sarebbe anche una certa preoccupazione per l’eventuale perdita di una struttura religiosa che, nel caso passasse nelle mani di imprenditori privati, andrebbe a ridurre in maniera considerevole la presenza cattolica in un settore ritenuto per varie ragioni (non solo economiche) importante qual è quello della sanità. Un’altra lettura – non in contrasto a quella appena descritta - dell’interessamento concreto da parte del numero uno della diocesi subalpina alla vicenda rimanda direttamente al braccio di ferro in atto da mesi tra il Koelliker e l’assessorato regionale alla Sanità.

 

L’ospedale, ceduto nel 1952 dal fondatore Enrico Koelliker alla Pro Infantia e poi acquista dai Missionari della Consolata, è rimasta l’unica struttura privata a non aver sottoscritto il rinnovo dell’accordo con il servizio sanitario regionale. Contro la delibera sulla riorganizzazione della rete ospedaliera della giunta di Sergio Chiamparino, la proprietà aveva presentato ricorso al Tar del Lazio, impugnando pure la legge Balduzzi, ma dovendo alla fine incassare il diniego dei giudici amministrativi della Capitale. Dopo mesi durante i quali, chi prima chi dopo, tutti i privati, laici e religiosi, hanno sottoscritto quanto proposto dalla Regione, sia pure discutendo e talvolta ottenendo modifiche alle condizioni iniziali, il Koelliker è rimasto fermo sule sue posizioni.

 

Un rapporto difficile, spesso con incontri mancati, quello con corso Regina. Dove adesso si è arrivati al più volte annunciato redde rationem: o il Koelliker firma oppure è fuori. Il che significa l’interruzione totale di ogni prestazione per il servizio sanitario, stop ad ogni esame, visita o ricovero che non sia pagato completamente di tasca propria dai pazienti. Un aut aut di fatto imposto dal ministero che tramite l’ex tavolo Massicci chiederà ben presto conto a corso Regina della situazione degli accreditamenti e davanti al quale il Piemonte non può certo presentarsi con una situazione in cui viene mantenuta in essere una convenzione con una struttura che si rifiuta di sottoscriverla. E proprio in corso Regina sarebbe già pronta la determina dirigenziale con la quale Moirano, apponendo la sua firma, potrebbe – e se le condizioni non muteranno sarà costretto a farlo – interrompere ogni rapporto tra la Regione e il Koelliker. Pare che la scelta del direttore generale sia quella di concedere ancora una settimana di tempo ai vertici della congregazione per aderire alla richiesta di un incontro e concludere, sia pure discutendone i termini per quanto possibili, la questione. Ma, se come non viene escluso tra chi ha seguito il braccio di ferro, dai Missionari della Consolata non arriverà alcun segnale entro i termini stabiliti, allora non resterà che firmare la determina. Con tutte le facilmente immaginabili conseguenze: dai disagi per chi si rivolge a un centro di eccellenza per diagnostica e attività ambulatoriali specialistiche, passando per la sopravvivenza stessa dell’ospedale che, a quale punto, non potrebbe più contare sugli introiti frutto dell’accreditamento.

 

La stessa appetibilità della struttura che non sfugge ai potenziali acquirenti o comunque a gruppi che potrebbero essere interessati – tra i quali figurerebbe anche il Policlinico Città di Monza della famiglia novarese De Salvo – verrebbe meno nel caso fosse posto in atto dalla Regione il disaccreditamento. Un’eventualità che allarma non poco anche la politica, specie quella di area cattolica. La proprietà del Koelliker ha una settimana di tempo per evitare che Moirano apponga la sua firma sulla determina che segnerebbe il suo futuro. Giorni cruciali, appunto. Forse risolutivi, magari dopo l’incontro in Arcivescovado.

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