FIANCO SINISTR

Amici o compagni, sinistrati da Renzi

All'assemblea fondativa di "Sinistra Italiana" è già scontro. Prima su come chiamarsi, poi con la minoranza rimasta nel partito. Gruppi parlamentari unici tra Sel e fuoriusciti Pd e lavoro comune in vista delle amministrative. Tra i piemontesi Airaudo

Tutto esaurito al teatro Quirino di Roma per la nascita di Sinistra italiana, il nuovo gruppo parlamentare della sinistra composto da 31 deputati, 25 di Sel e 6 ex Pd. Al Senato “Sì” nascerà solo in un secondo momento e includerà i 7 senatori vendoliani, il fuoriuscito Corradino Mineo e due ex esponenti del M5s. A Montecitorio avrà come consulente economico l’economista statunitense premio Nobel Joseph Stiglitz. Platea e palchi sono stracolmi di militanti, ma in tanti sono rimasti fuori e non hanno potuto entrare per motivi di sicurezza: circa 500 persone, secondo gli organizzatori. Perciò Stefano Fassina, Alfredo D’Attorre, Nicola Fratoianni e Arturo Scotto hanno deciso di uscire dal teatro, tra un intervento e l’altro, e “riprodurre” l’assemblea anche all’esterno, con un “bis” improvvisato in strada.

 

Oggi parte il cammino per costruire «un partito, una forza politica vera - ha spiegato D'Attorre nel suo intervento  -. Non ci rassegniamo all'idea che l’Italia sia l’unico Paese al mondo in cui la Sinistra sparisce. Vedo tanti iscritti al Pd, sarà sempre più così, perché la battaglia nel partito a causa della radicalità della deriva renziana non è più possibile. Capisco il tormento e il dolore di Bersani, le cose che lui dice sono giuste, ma quelle cose nel Pd di oggi sono impossibili. C’è poi almeno una decina di parlamentari del Pd che si sta interrogando. Li ho sentiti, c’è una riflessione ancora in corso. Immagino ci siano in futuro altre adesioni. La nostra non sarà una Sinistra di nicchia o di testimonianza, farebbe il gioco del Partito della nazione, costruiremo una forza larga».

 

Ed è proprio il carattere di questa ennesima frattura, assieme al rapporto con i “compagni” della minoranza dem rimasti nel Pd, ad aver tenuto banco nella discussione, sul palco e in platea. «Ci hanno accusato di fare il gioco della destra. Dispiace per le parole di Bersani ma non è così: il gioco della destra lo fa chi fa la destra con il Jobs act,  con l’intervento sulla scuola, con l’Italicum, con la riforma del Senato e della Rai. Noi siamo Sinistra italiana e abbiamo scelto un nome che rivendica una scelta di campo precisa», ha spiegato Fassina cha ha respinto le critiche della maggioranza e della minoranza aggiungendo: «Sinistra italiana ha una proposta di governo, alternativa al liberismo da Happy days del segretario del Pd». «Abbiamo scelto di avviare i gruppi parlamentari intorno alla legge di stabilità perché la credibilità non si conquista con l’autocertificazione – tanti si dicono di sinistra – ma sui contenuti: i nostri emendamenti sono un messaggio all’Italia per dire chi siamo. Questa manovra iniqua è sinergica al partito della nazione: Renzi ha detto che attua il programma che Berlusconi non è riuscito ad attuare». E, infatti, è il premier il vero nemico giurato e non il Cavaliere citato distrattamente una sola volta.

 

A Fassina ha subito replicato la minoranza dem. Il senatore Miguel Gotor è sceso in campo a difesa di Pier Luigi Bersani  dichiarando «Fassina nel suo intervento di oggi ha sbagliato due volte: nel merito perché ha confuso le parole di Guerini con quelle di Bersani, il quale non ha mai detto che il nuovo soggetto politico faccia il gioco della destra. Semmai Bersani ha dichiarato che è Renzi che sta tirando la volata alla destra. Ma Fassina sbaglia anche nel metodo perché la strada di attaccare Bersani e la sinistra del partito democratico può essere la via breve per conquistare qualche titolo di giornale, ma, sul piano politico, sarebbe destinata al fallimento proprio perché sarebbe l’esatta conferma dell’analisi del vicesegretario renziano Guerini».

 

«Chiamateci pure “Cosa rossa”, a condizione che cominciate a definire il Pd di Renzi “Cosa bianca” - ha detto Scotto, attuale capogruppo di Sel alla Camera e probabile futuro capogruppo di Sinistra italiana, nell’intervento conclusivo -. Oppure il M5s “Cosa grigia”, visti i proclami apocalittici e populisti di Beppe Grillo su Roma. E cominciate a chiamare “Cosa nera” il sodalizio che domani nella Bologna democratica stringeranno Berlusconi e Salvini». Un crescendo contro Renzi e il fantasma del Partito della Nazione: «Oggi assistiamo alla più straordinaria operazione di trasformismo degli ultimi cinquant’anni. Si fa un po’ fatica ad annoverare Denis Verdini nella schiera dei rottamatori…», sottolinea Scotto. «Quella del governo è una ricetta che ha i tratti di muffa e dejà vu».

 

Per ultimo un “fatto di colore”. Come chiamarsi, “compagni” o “amici”? È uno degli interrogativi che sono stati posti.  Claudio Fava, che torna nel gruppo dopo l’uscita da Sel, apre il suo intervento salutando gli “amici” presenti. Ma più d’uno dalla platea lo corregge, gridando: “Compagni, siamo compagni”. Fava si interrompe e replica: «Compagni ce lo diciamo da sempre, amici implica un atto di generosità che di questi tempi è ancora più raro».

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