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Tempo di saldi nei poltronifici pubblici

Centinaia di società perderanno i cda e verranno guidate da un amministratore unico. Lo prevede un decreto del governo che taglia drasticamente il numero delle partecipate. Preoccupazione in Regione: "Norma mostruosa, valutare caso per caso"

Politici trombati e lati B incollati a una poltrona dovranno farsene una ragione: uno vale tre, ma anche cinque. Stavolta Beppe Grillo non c’entra. A cambiare arredi nelle amministrazioni delle partecipate, passando dai tavoli dei cda alla sola scrivania dell’amministratore unico è – anzi sarebbe, visto che il testo non è ancora definitivo, quindi passibile di modifiche – il decreto Madia annunciato in Consiglio dei ministri il prossimo 15 gennaio. Non solo tagli – pure questi annunciati – al numero delle società con capitale pubblico che dalle circa diecimila dovrebbero ridursi a un migliaio, ma un colpo di mannaia pure all’assetto di quelle che si salveranno. E se già davanti alla riduzione voluta dal governo un rivolo di freddo sudore correva lungo la schiena di chi in queste società aveva trovato il suo buen retiro o un parcheggio (retribuito, ovviamente) in attesa di tempi migliori, adesso si rasenta il panico.

 

Casse di compensazione per la politica e il potere locale all’interno dei cui board e organismi vari i partiti hanno sempre piazzato i loro uomini (e donne), le partecipate superstiti, entro un anno potrebbero essere amministrate da una sola persona. Le anticipazioni del decreto dicono questo e questo, inevitabilmente, aprirà più di una questione. Non solo quella, indicibile seppur concreta, delle poltrone ad uso e consumo della politica. Un interrogativo riguarda, ad esempio quelle società in cui vi sono soci privati e la cui scelta dell’amministratore unico potrebbe aprire la via, in caso di mancato accordo, all’uscita di uno o più partner azionari.

 

In Piemonte ci sono già casi in cui si è passati dal cda alla guida monocratica, ad esempio il Parco tecnologico di Tortona, ma per altre società, come la Smat (la società per le acque di Torino) o Eurofidi questa strada appare a dir poco impervia. Certo il decreto Madia prevede alcune deroghe, ma i parametri si annunciano oltremodo restrittivi e finiranno per toccare tutte o quasi le società disseminate sul territorio piemontese, a incominciare da quelle che tra le attuali 67 in capo alla Regione resteranno in vita dopo la sforbiciata cui sta già lavorando l’assessorato di Giuseppina De Santis e, per quanto di sua competenza, FinPiemonte Partecipazioni.

 

Un altro ostacolo che rischierebbe di allungare i tempi è dato dalla necessità di modificare gli statuti per adeguarli alle disposizioni che potrebbero entrare in vigore tra un paio di settimane. E anche in questo caso l’eventualità di un’uscita di qualche socio è tutt’altro che remota, con conseguenze facilmente immaginabili. “Aspetto di leggere il testo, ma se questa è la linea indicata dico che situazioni da correggere non si risolvono con norme che possono apparire mostruose e talvolta inadeguate – dice l’assessore De Santis, in questi giorni in Francia –. In molti casi non vedo nulla di negativo trasformare il cda in un amministratore unico, ma ritengo che non sia un criterio che vada bene sempre: meglio valutare caso per caso”.

 

Anche sul fronte del risparmio negli ambienti dove il decreto Madia potrebbe avere l’effetto di un terremoto si fa osservare che un unico amministratore, con maggiori responsabilità e tutte accentrate su di sé, potrebbe costare più di un attuale consiglio di amministrazione. In Regione, così come negli altri enti pubblici, si attende il prossimo 15 gennaio per scoprire se questo provvedimento – insieme a quello che prevede la possibilità di fallire per le partecipate e, pure, il blocco definitivo al governo di queste società per i pensionati – resterà così come anticipato o verrà limato e ammorbidito. Indiscutibile che la scomparsa, per legge, di quei cda sia la risposta attesa da tutti (esclusi gli interessati) a un andazzo antico di anni e mai venuto meno: sistemare politici e amici degli amici su quelle poltrone. Che magari non sono sempre troppe, ma quasi sempre occupate dai soliti noti. 

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