FIANCO DESTR

“Ghigo ripensaci”, appello dall’aldilà

Ghiglia, ex vicecoordinatore del Pdl, chiede all'antico sodale di tornare indietro. Boccia Napoli e Morano, attacca Rosso "che ammicca all'avversario", liquida il compagno di partito Marrone. E fa sapere di essere a disposizione. Ai manca mac pi lon

“Caro Enzo ripensaci”. Mancava solo l’appello stile innamorato tradito da telenovela brasiliana nella soap del centrodestra torinese, moribondo e opportunamente smemorato di quando chi ora ha imboccato strade diverse governava insieme, talvolta indulgendo a spregiudicatezza da House of Cards con scivolamenti di gusto da Sopranos. Ma tant’è il disperato richiamo a Ghigo affinché torni a casa come Lassie e non scodinzoli, insieme a Michele Vietti, attorno alle lunghe gambe di Piero Fassino, l’ex federale Agostino Ghiglia si dice pronto a farlo.

 

L’ex almirantiano, oggi in Fratelli d’Italia, sembra non (voler) vedere che la strada imboccata dall’ex governatore azzurro è senza ritorno: “Spero di poter chiedere a Enzo di rimanere in quello che è il suo ambiente politico di riferimento, non quel centrosinistra che sta a lui come i centro sociali stanno a me. Però, per farlo bisogna cambiare rotta”. Quale? Quella che Ghigo ammette di aver seguito fin dai tempi in cui era a capo della Regione, e Ghiglia al suo fianco non solo ammettendo ma benedicendo quella concordia istituzionale, bizzarra creatura cresciuta tra i Palazzi del potere torinesi, e spartingaie di poltrone da far impallidire Denis Verdini e l’abortito Patto del Nazareno? O quell’altra che adesso, con il centrodestra pronto a ricevere gli olii santi, Ghiglia addita come debolezza e basata su “quelle candidature che oggi circolano nel centrodestra e che ammiccano al centrosinistra o a quel sistema di potere che ben conosciamo a Torino”? 

 

L’ex parlamentare, già vicecoordinatore del Pdl piemontese e braccio destro di quel Ghigo, una coppia di fatto così affiatata da passare alla storia come “l’Incapace e il Rapace”, tale e profonda era non solo l’intesa ma anche la certosina distribuzione dei ruoli. Certo, ora per il Rapace l’antico (e mai rinnegato) partner con il suo endorsement a favore di Fassino “di fatto cambia uno scenario, ma soprattutto mette alla luce del sole gli errori che nel centrodestra si stanno commettendo”. Si stanno? Forse l’antico pupillo di Ugo Martinat sbaglia il tempo della declinazione e pur di assolversi getta la croce su qualche potenziale candidato che, pur senza fare nomi, individua chiaramente ricordando che “c’è chi addirittura dice che Fassino è un buon sindaco”. Sembra non voler vedere la bicicletta di Ghigo e il gruppo che può tirarsi dietro, andare senza la minima possibilità di ritorno, verso il centrosinistra. Ce l’ha con l’approccio a quella che ammette “ad oggi è una battaglia persa, ma potrebbe non esserlo affatto se nel giro di un mese si troverà un candidato decisamente schierato, chiaramente alternativo senza se e senza ma al malgoverno di Sergio Chiamparino e Fassino, che denunci che il re è nudo, senza compromessi”. Ghigo come semplice conferma – ma ce n’era bisogno? – che il centrodestra è allo sfascio? “Sono dispiaciuto per la scelta dell’amico Enzo, ma – dice – penso a quelle migliaia di torinesi che possono fare lo stesso ragionamento, che non trovano una risposta precisa nella proposta del centrodestra”. Insomma per Ghiglia, quella di Ghigo sarebbe una scelta obbligata, anziché la reale e plastica rappresentazione di un approdo pensato, coltivato in anni lontani e infine raggiunto, naturalmente, senza strappi come si fa quando si pedala.

 

Ti aspetteresti una sonora incazzatura da chi si sente tradito e invece all’ultima cena, spunta il figliol prodigo. E dire che di veleno nelle frecce, un po’ spuntate, l’ex parlamentare ne ha. Ma lo riserva a chi mena la barca e non rema con decisione verso quella candidatura che per Ghiglia è l’ultima opportunità per evitare una disfatta annunciata. Ma anche “per evitare che finisca in consiglio comunale chi ammicca all’avversario” e tanto per farsi capire cita Roberto Rosso “e le sue alleanze con Ncd che sta con Renzi e quindi non è centrodestra”. Si dice pronto ad “andare a Roma e imporre al tavolo nazionale la candidatura torinese, se sarà davvero alternativa a Fassino”, cita risultati ormai lontani quando con Ghigo si era superato il 50%, andati oltre il 40 con Claudia Porchietto, entra a piedi giunti nella palude in cui annaspa l’area moderata, litigando pure su quelli che ad oggi paiono essere i due nomi rimasti: Osvaldo Napoli e Alberto Morano. Ghiglia non li cita mai, ribadisce che è altro rispetto ai loro l’identikit dell’avversario giusto per “sperare di andare noi al ballottaggio con il Pd”. Ma anche qui nomi non ne fa. Se gli si suggerisce quello di Maurizio Marrone, giovane consigliere di FdI, risponde senza rispondere: “di candidati ce ne sono tanti”. Compreso egli stesso? “Se fosse necessario, diciamo che sono a disposizione”. Ma è su quella concordia istituzionale, citata da Ghigo a motivazione della sua scelta a favore di Fassino, che il suo ex braccio destro glissa: “Anch’io quando ho fatto l’assessore parlavo con Chiamparino e con Antonio Saitta che stava in Provincia” dice fingendo di non sapere che per Ghigo – e per coloro che gli stavano accanto – già allora non si trattava di semplice cortesia e di buoni rapporti, istituzionali, appunto. Meglio fare la parte dell’innamorato tradito della telenovela, piuttosto che quella del marito cornuto che si incazza, ma sapeva tutto da tempo e magari gli andava pure bene. Stavolta la commedia all’italiana sarebbe, forse, troppo vera.

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