FISH OF HOUSE

Berlusconi choc: “Uniti su Rosso”

Il sultano di Arcore riaccoglie a corte l'ex sottosegretario e lo designa candidato sindaco di Torino per il centrodestra. Grande commozione: "Roberto, sei l’unico chi ci puoi salvare", "Presidente lei è sempre rimasto nel mio cuore". Dirigenti locali (ap)plaudono

Il morso del Caimano è arrivato quando nessuno ormai se lo aspettava, né lo temeva più. Tantomeno tra chi, a lui credendosi più vicino, confidava in quell’occhio un po’ spento un po’ illanguidito dal troppo tempo trascorso nella palude. E che invece è finito tra le sue fauci, aperte e subito richiuse, nelle acque del Po, assai meno agitate di quelle del centrodestra torinese dove ormai per molti è inutile annaspare. Silvio Berlusconi redivivo ha deciso: “Roberto, sei l’unico che ci puoi salvare Torino”. L’abbraccio tra il Cavaliere e il figliol prodigo Roberto Rosso, sotto lo sguardo compiacente di Jeanne Antoinette Poisson ritratta in un dipinto caro a Silvio (fors’anche perché ritrae la meglio nota come Madame de Pompadour), è stato affettuoso, commosso, lungo. Assai più di quello che, una quarantina di minuti prima, aveva cancellato anni e distanze tra i due e avviato quell’intenso colloquio destinato a concludersi con l’investitura ufficiale e al massimo livello dell’ex parlamentare vercellese a candidato sindaco di Torino per Forza Italia e per tutta la coalizione. Incoronazione che verrà annunciata ufficialmente nelle prossime ore.

 

“Come si chiama il tuo paese? Trino? Allora basta che aggiungi una o è sei a posto” ha scherzato l’ex sultano di Arcore non rinunciando a una delle sue battute. Più dell’ironia, tuttavia, poté la nostalgia. “Presidente lei è sempre rimasto nel mio cuore”, “Lo so… tanti me lo hanno spezzato in questi anni”. Nella tela, per un istante, al posto della favorita di Luigi XV sembra comparire il ghigno di Denis Verdini. E poi Sandro Bondi, la di lui consorte Manuela Repetti, e Fabrizio Cicchitto e Angelino Alfano. Una galleria, no: un tunnel del terrore per Silvio. Che con l’ex ragazzo arrivato dalle risaie con quel ciuffo alla Malgioglio, torna indietro negli anni. “Caro Roberto, ma ti ricordi quando sul palco proprio a Torino avevo te alla mia sinistra e Enzo (Ghigo, ndr) a destra? Dobbiamo tornare ad essere forti come allora. Ce la faremo”. Rosso ricorda bene quel comizio, ma cancella come una frase sgrammaticata scritta su un muro la memoria di quella topica fatta in quel dicembre del ’96 dal Cavaliere. Parlando di Torino e del Piemonte criticò la sinistra e quelle sue “discutibili decisioni prese per la zona vicino al porto”. Ci sarebbe ricascato, vent’anni dopo il suo consigliere Giovanni Toti infilando Novi Ligure in Liguria, ma quel gelo nella sala del teatro subalpino lo ricordano ancora.

 

I berluscones sabaudi ricorderanno altrettanto, per lungo tempo, questo incontro. E non sarà per molti un bel ricordo. Chi si sarebbe aspettato un Berlusconi che fa convocare, senza ambasciatori, ma direttamente dalla sua segreteria quell’ex parlamentare che gli aveva voltato le spalle per andare con Gianfranco Fini, il traditore, poi tornare e ripartire nuovamente per un altro ingrato, Alfano e da questi prendere ultimamente qualche distanza e poi, in ultimo flirtare con Raffaele Fitto? Il Caimano ha messo la testa fuori dall’acqua torbida, ha annusato l’aria, ha capito che quel deputato “simpatico, sempre in televisione più di me” non era la scelta giusta. Qualcuno lo avrebbe detto di lì a poco a Osvaldo Napoli, rovinandogli una delle innumerevoli cene romane. Maloox al posto dello sciampagnino per l’ex onorevole Macario, deciso - come racconterà chi gli era accanto - a giurare “mollo tutto, addio alla politica. Quando è troppo è troppo”.

 

Il triplo salto mortale da outsider a candidato direttamente da Lui, per Rosso è un miracolo. Per molti un castigo di dio. Voci accreditate danno Alberto Morano, il candidato civico appoggiato da Matteo Salvini e dai discepoli piemontesi di Giorgia Meloni, sul punto di gettare la spugna (“Basta, torno ai miei rogiti”). Immediato l’intervento del segretario regionale della Lega Riccardo Molinari. Pare sia intercorsa pure qualche telefonata con il leader di rientro da Israele. Il tam tam è ancora in corso, l’allarme azzurro è ai massimi livelli. Solo Gilberto Pichetto affetta tranquillità e plaudendo alla decisione presa dal caro Presidente, parla di “questione al vaglio del tavolo nazionale”.

 

Intanto circolano pure i nomi di chi avrebbe suggerito a Berlusconi di prendere il toro per le corna ed evitare una peraltro annunciata Caporetto sotto la Mole. Pare che un ruolo lo abbia giocato una delle vestali del cerchio tragico, ovvero Mariarosaria Rossi, legata all’ex sottosegretario da affinità antroponimiche, ma anche – ed è un’altra novità – un personaggio che gode la stima del Cav qual è Guido Crosetto. Il gigante di Marene è passato armi e bagagli (soprattutto le prime) nell’industria della Difesa, ma non ha perso il gusto per le trame e i giochi politici. Chi meglio di lui poteva suggerire a Berlusconi l’arma segreta di Rosso per, se non vincere, essere sconfitti almeno con onore nella pugna elettorale? E mentre i grillini rovistano nel web per trovare un parente o almeno un amico di Rosso che si sia impossessato di un asciugamano altrui in palestra, a Palazzo Civico un Piero Fassino più immusonito del solito si immagina già – supponendo di vincere - il vercellese a al posto di Napoli in Sala Rossa. Il problema, per il Lungo, non sarebbe tanto Rosso, quanto trovare il modo (e la poltrona in Anci) per consolare l’ex onorevole Macario. Sostituito senza preavviso nel ruolo di capocomico. Senza nemmeno una telefonata dell’impresario. Quasi si trattasse di uno scherzo terribile.

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