POLITICA & GIUSTIZIA

Firme false, offensiva della Lega “Vertici del Pd alla sbarra”

Alla vigilia dell'udienza preliminare in Procura, i legali del Carroccio si preparano alla battaglia: costituzione di parte civile, allargamento delle indagini su tutti i moduli delle liste e audizione dei massimi dirigenti del partito democratico

Tenere lo sguardo fisso a terra per evitare di inciampare in una buca e poi sbattere la testa contro un palo. Se Roberto Cota paragona la vicenda della firme false che lo ha costretto ad abbandonare anzitempo la presidenza della Regione con quella che vede oggi protagonista Sergio Chiamparino, marcando la differenza “che passa tra un divieto di sosta e una rapina a mano armata”, lo strabismo che pervade il Pd in ansia per la sentenza del Consiglio di Stato, potrebbe cagionare una tranvata ai vertici del partito, meno allarmati da quanto potrebbe accadere a Palazzo di Giustizia, a partire da domani. Senza sminuire il peso che l’attesa e temuta decisione di Palazzo Spada – nel caso desse ragione alla ricorrente, l’ex consigliere provinciale del Carroccio, Patrizia Borgarello –, il Pd torinese, a incominciare dai suoi massimi esponenti, potrebbe trovarsi a dover rispondere delle irregolarità accertate dalla Procura in sede penale, chiamato direttamente in causa dalla Lega Nord.

 

La vicenda che negli auspici dei vertici dem dovrebbe essere circoscritta alla responsabilità di singoli “falsificatori” e concludersi senza coinvolgere lo stato maggiore di via Masserano, potrebbe riservare brutte sorprese. Non sarà una semplice formalità, infatti, l’udienza preliminare che si svolgerà domani di fronte al giudice Paola Boemio relativa ai dieci indagati che, secondo l’accusa, avrebbero falsificato firme e autentiche delle liste elettorali del Pd e del listino maggioritario per le elezioni del 2014: i pm ipotizzano la violazione del testo unico del 1960 che regola il funzionamento dei meccanismi elettorali. Alla sbarra impiegati, funzionari e militanti di base; un solo politico di rango – il consigliere regionale Daniele Valle, reo confesso con la moglie Alessandra Orlandi -, per il resto seconde file e pezzi di apparato: Davide Fazzone, responsabile organizzativo della raccolta delle firme ed ex consigliere provinciale, il compagno di banco nell’allora assemblea di Palazzo Cisterna Pasquale Valente, il presidente della V circoscrizione Rocco Florio, la dirigente Tina Pepe, gli attivisti Salvatore Palermo e Stefania Zicarelli, le due impiegate Cristina Rolando Perino e Mara Milanesio (quest’ultima ex assessore comunale a Caselle).

 

Non sarà un’udienza di routine non solo per la valenza politica che indiscutibilmente l’elenco di indagati fa apparire lampante. Non lo sarà, soprattutto, per quel che già in questo esordio processuale potrebbe emergere con la presentazione della richiesta di costituzione di parte civile della Lega Nord, rappresentata dal segretario Cota e patrocinata dall’avvocato Mauro Anetrini. Le mosse legali del Carroccio si scopriranno solo in udienza e – se verrà accolta l’istanza – nel corso dei dibattimenti. Ma un punto sembra chiaro in quella che pare annunciarsi come una strategia giudiziaria tale da poter ingenerare ansia e allarme nel Pd tanto quanto – se non di più – lo sta facendo il pronunciamento del Consiglio di Stato. Dalla parte civile potrebbe arrivare la richiesta al giudice di non limitarsi a decidere sulla base delle firme incriminate, ma di prendere in considerazione l’intera mole di sottoscrizioni con conseguenti perizie. Una mossa che se da un lato allungherebbe i tempi, dall’altro percorrerebbe di fatto la strada intrapresa anche di fronte al Consiglio di Stato che dovrà decidere, appunto, sulla concessione della querela di falso e – nel caso ciò avvenga – rimettere in discussione tutte le firme.

 

Non solo. Difficile escludere altre istanze, comprese le audizioni di personaggi che ad oggi sono rimasti defilati dalla vicenda, mantenuta a livelli medio-bassi del Pd torinese. Una situazione questa cui concorre anche la stessa decisione di Valente che avrebbe rinunciato a costituirsi parte civile essendo egli indagato, ma anche parte lesa. Evitando di citare il Pd quale datore di lavoro di chi avrebbe falsificato la sua firma, Valente non può che alleggerire la posizione del partito, “un partito che – come denuncia Cota - fa ricadere la sua responsabilità sui dipendenti. Ignominioso”. Per l’ex governatore che alla vicenda ha dedicato la sua nota domenicale “il caso di Chiamparino corrisponde al caso Formigoni, per la verità è molto più grave il caso Chiamparino in quanto hanno falsificato le firme in spregio a tutto quello che era appena successo. Il risultato però è stato diverso. A Torino è tutta colpa dei dipendenti del Pd”.

 

Loro, gli indagati, sembrano intenzionati – almeno in buona parte – a chiedere i riti alternativi: patteggiamento o abbreviato. Una scelta su cui pesa, tuttavia, l’incognita del Consiglio di Stato: nel caso da Palazzo Spada venga accolto il ricorso della Lega, sommare a questo anche qualche ammissione di colpevolezza farebbe aumentare il peso, al limite del sopportabile, sul Pd e pure su Chiamparino che ha sempre ribadito la volontà di non farsi rosolare sulla graticola e, dunque, di rimandare al voto i piemontesi nel caso da Roma non venga confermata la decisione, a lui favorevole, del Tar.

 

La soluzione sarebbe quella di posticipare la decisione del gup in attesa di sapere cos’hanno deciso al Consiglio di Stato. Per questo si vocifera di richieste volte ad ottenere un rinvio per quanto riguarda le istanze dei riti alternativi, riti che potrebbero rivelarsi sì favorevoli per uno sconto di pena per gli imputati, ma anche una trappola per il Pd e la maggioranza al governo della Regione che potrebbero vedere accelerati i tempi per un’eventuale accertamento delle irregolarità, tale da far saltare il parlamentino di Palazzo Lascaris e, ovviamente, la giunta di Chiamparino. E questo a pochi mesi dalle elezioni comunali. Un motivo in più per far tremare i polsi in chi fino ad oggi guardava solo con ansia verso Roma. E che già domani potrebbe prendere una tranvata, a Torino.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    13:49 Lunedì 25 Gennaio 2016 moschettiere Borghezio desparecidos

    Certi silenzi si fanno sentire. Anche se era da prevedere. Borghezio ha lanciato il sasso per poi prontamemte ritirare la mano e defilarsi. Com'è suo stile. Ricevuto il ghiotto argomento da quel fantasista del sottobosco politico qual è Rabellino, aveva colto l'occasione per incassare qualche prima pagina. Coinvolta la Borgarello (e poi rapidamente lasciata sola) ora attende il momento per far capolino e cercare la corona di alloro. Ma servono alle istituzioni e dunque ai cittadini questa tipologia di politici? Quasi quasi il Mutanda appare un dilettante allo sbaraglio! Povera Italia!

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