POLITICA & GIUSTIZIA

“Colpevole”, firmato Pd

Al processo penale per le firme false le difese dei dieci indagati sono orientate a patteggiare la pena. Temono possa ingrossarsi il numero delle parti civili. Una scelta dal forte significato politico che avrà inevitabili ripercussioni sul piano amministrativo e civile

Un’ondata di costituzioni di parti civili, decine, magari qualche centinaio di cittadini disposti (o indotti) a insinuarsi nel processo per le firme false del Pd torinese. È lo spettro che si para davanti alle difese chiamate, nell’udienza preliminare di domani, a decidere quale via imboccare: andare in dibattimento, richiedere il rito abbreviato o indirizzare i loro assistiti verso il patteggiamento. Nel primo caso il rischio di trovarsi dinanzi non solo gli attuali venti elettori (condizione essenziale per costituirsi), compreso Roberto Cota, ma a un numero di parti civili che potrebbe ingrossarsi a dismisura è altissimo. Le conseguenze sotto il profilo economico, sarebbero disastrose: basti immaginare le somme a cinque zeri che si raggiungerebbero facilmente per il pagamento delle spese processuali in caso di condanna. Un modo per attenuare il rischio può essere quello del rito abbreviato che ammette la costituzione di parte civile all’udienza preliminare, ma non al processo cosa fattibile con il rito ordinario. L’unica via per evitarle, resta il patteggiamento. Ovvero l’ammissione della responsabilità. E pare proprio questa la soluzione presa in serie considerazione dalla maggior parte dei difensori.

 

Un fronte comune, quello dei legali della difesa, che presenta però qualche distinguo. Uno dei principi del foro come l’avvocato Antonio Rossomando che difende Cristina Rolando parrebbe orientato verso l’abbreviato, mentre il legale di Salvatore Palermo, l’avvocato Alfonso Frugis si dice non avrebbe particolari problemi ad aderire al rito ordinario, valutando meno pesante la posizione del suo assistito. Stesso discorso per Maurizio Basile che rappresenta uno dei protagonisti dello "scandalo", Pasquale Valente nella duplice veste di accusato e vittima. Nulla di certo, ovviamente, solo voci di corridoio che potranno trovare conferma o smentita domani davanti al giudice Paola Boemio ch lo scorso 26 gennaio aveva concesso il rinvio di un paio di settimane proprio per permettere alle parti di formulare richieste di eventuali riti alternativi.

 

Un altro motivo, non ufficiale, ma non meno importante del rinvio richiesto dalle difese era il tentativo di acquistare tempo nell’attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato sul ricorso contro la decisione del Tar, avanzato dalla leghista Patrizia Borgarello. Dalla decisione di Palazzo Spada sarebbero dipese e non poco le strategie processuali sul fronte penale. Sarebbero, visto che a poche ore dall’udienza preliminare, nessuna notizia è ancora arrivata da Roma. Tempi, imprevedibilmente, lunghi quelli del pronunciamento, che aprono a mille interpretazioni così come a un’ansia e un nervosismo sempre più palpabili tra gli scranni di Palazzo Lascaris. Difficile, dopo settimane di attesa, immaginare che la sentenza, qualunque essa sarà, non abbia richiesto una lunga valutazione e, magari anche differenti interpretazione dei fatti, da parte dell’alto organo della giustizia amministrativa.

 

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Nel frattempo la giustizia penale va avanti. I pm Patrizia Caputo e Stefano Demontis hanno chiesto il rinvio a giudizio per dieci persone, tra funzionari, militanti e dirigenti del Pd che avrebbero falsificato firme e autentiche delle liste elettorali per le elezioni del 2014: la procura ipotizza la violazione del testo unico del 1960 che regola il funzionamento dei meccanismi elettorali. L’accusa parla di firme taroccate, autenticazioni rilasciate irregolarmente, interi elenchi vergati dalla stessa mano: tutto questo in una manciata di giorni, dal 22 al 25 aprile 2014, quando al quartier generale di Via Masserano si temeva di non riuscire a consegnare in tempo la documentazione e dove, incalzati dalla fretta (e, forse, pressati dai vertici) gli addetti alla macchina organizzativa, sono stati commessi numerosi “pasticci”. E così a finire alla sbarra sono ora impiegati, funzionari e militanti di base: tra loro solo un solo politico di rango, ovvero il consigliere regionale Daniele Valle, reo confesso con la moglie Alessandra Orlandi. Gli altri sono Davide Fazzone, responsabile organizzativo della raccolta delle firme ed ex consigliere provinciale, il compagno di banco nell’allora assemblea di Palazzo Cisterna Pasquale Valente, il presidente della V circoscrizione Rocco Florio, la dirigente Tina Pepe, gli attivisti Salvatore Palermo e Stefania Zicarelli, le due impiegate Cristina Rolando Perino e Mara Milanesio, quest’ultima ex assessore comunale a Caselle.

 

Se, come si vocifera, le difese di non pochi di essi decideranno per il patteggiamento, confidando nella riduzione della pena, e scongiurando l’eventualità di vedere decine se non centinaia di cittadini costituirsi parti civili in un processo che, al di là degli imputati e dei loro ruoli secondari nel partito, ha ormai una coloritura fortemente politica, questa scelta potrebbe riservare altre sorprese. Innanzitutto l’aprire le porte ad eventuali procedimenti di risarcimento in sede civile e altri potenziali conseguenze sotto il profilo economico. Ma, ancora una volta, tutto tornerebbe alla politica: nel caso il Consiglio di Stato accolga il ricorso e apra alla querela di falso per tutte le firme (cosa negata dal Tar) Sergio Chiamparino e il Pd si troverebbero nelle situazione di aver, di fatto, perso la battaglia a Roma. E a Torino, attraverso i patteggiamenti, subire la sconfessione di quella buona fede da essi sempre invocata e mettere una pietra tombale sulla legislatura regionale.

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6 Commenti

  1. avatar-4
    10:01 Venerdì 12 Febbraio 2016 Malcolm Y piccolezze; é una prassi consolidata ...

    D'altronde, cosa volete che sia, per chi ritiene normale che un dirigente faccia mettere la firma di un collega cessato da anni su migliaia di multe che sono costate più di 600.000 euri ai torinesi ?

  2. avatar-4
    09:58 Venerdì 12 Febbraio 2016 daniele galli non potevano non sapere

    questo teorema tanto caro alle correnti di sinistra della magistratura, non è il caso di applicarlo alla nomenclatura piddina, o moralmente soddisfa che paghino solamente i soliti pochi sacrificabili.

  3. avatar-4
    11:26 Giovedì 11 Febbraio 2016 senza offesa per i conigli Piddini falsari e pure conigli!!! Neanche il coraggio delle vostre azioni...

    Prima falsate le elezioni, poi, quando vi beccato con tutte e due le braccia nella marmellata, convinti che voi vivete nell'impunità di tutto, neanche avete il coraggio di resistere...

  4. avatar-4
    10:27 Giovedì 11 Febbraio 2016 usque tandem Facce di bronzital

    Qualsiasi cosa accada troveranno tutti una scusa e non si dimetteranno. ...

  5. avatar-4
    09:51 Giovedì 11 Febbraio 2016 Enea Chiampinocchio

    Ma non aveva promesso di dimettersi se fossero emerse anche solo delle ombre sulla formazione delle liste ? Loro che davano dei falsari al cdx. Che figura di emme ! Ma la giustizia, rossa, li salverà!

  6. avatar-4
    09:49 Giovedì 11 Febbraio 2016 moschettiere Confidiamo nella Magistratura

    Sentenza rapida please e poi a casa il Chiampa. Subito.

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