CARRIERE NOSTRANE

Profumo torna alla ricerca. Di poltrone

Il presidente in pectore della Compagnia di San Paolo forse non si fida troppo del parere legale che valuta conciliabile la nomina con la presidenza di Iren. E allora si candida al vertice del Cnr, dove fu costretto a sloggiare. Per incompatibilità

Che Francesco Profumo guardi con attenzione alla ricerca lo attesta il suo cursus honorum professionale e accademico. Che la ricerca di cui è intriso l’ex rettore del Politecnico e attuale numero uno di Iren sia volta anche alle poltrone lo sostengono i maligni. I quali oggi hanno una ragione in più per farlo. L’ex ministro della Ricerca nel governo Monti aspira, infatti, a diventare presidente del Cnr, tanto da aver presentato regolare domanda, confidando che la scelta del ministro Stefania Giannini alla fine cada su di lui. Per il sessantaduenne savonese, ormai pienamente torinesizzato (soprattutto nell’establishment casalingo), sarebbe un ritorno, visto che quell’incarico lo ha già ricoperto in passato, pur avendolo dovuto lasciare di malavoglia dopo ripetuti avvisi di sfratto quando già era salito ai piani alti di viale Trastevere.

 

Quell'incompiuta dev’essergli rimasta sul gozzo, tanto da ambire di completarla con un secondo mandato, sia pure a distanza di qualche anno. È il 13 agosto del 2011 quando l’allora ministro del governo Berlusconi, Maria Stella Gelmini chiama alla presidenza del Consiglio nazionale delle ricerche l’ingegnere che pochi mesi prima aveva rifiutato la candidatura a sindaco per il centrosinistra a Torino, città dove approda nell’85 dopo l’esordio professionale all’Ansaldo di Genova, settore Ricerca ovviamente. Passano appena tre mesi e l’ex Cavaliere deve sloggiare da Palazzo Chigi. Arriva il loden e nella squadra dei tecnici Monti, per sostituire la Gelmini, chiama Profumo. Il quale si trova a guidare contemporaneamente il Cnr e il dicastero dal quale è dipesa la sua nomina. Incominciano a fioccare richieste di dimissioni da quella presidenza che lui sostiene di avere congelato delegando tutto al suo vice. La pressione è tanta: lo incalzano i sindacati, ma anche un ex ministro del Pd come Giuseppe Fioroni, in Parlamento si contano interrogazioni sul caso, gli studenti universitari lo contestano a Roma e sul Corriere Gian Antonio Stella scrive che il neoministro ancora presidente “sta pericolosamente rosicchiando la sua credibilità”.

 

Le solite malelingue ricordano, allora come oggi, l’attaccamento al denaro che il distacco ormai lontano dalla Liguria natìa non ha affievolito nell’ingegnere. Per un po’ lui resiste, ma alla fine – siamo al 30 gennaio 2012 – Profumo lascia il Cnr che dal suo ministero riceve ogni anno fondi che superano il miliardo di euro. “Mi dimetto dalla carica di presidente del Consiglio nazionale delle ricerche per ottemperanza agli obblighi di legge, rispetto delle istituzioni e senso di responsabilità nei confronti del governo e dello stesso Cnr, dal quale peraltro mi sono immediatamente autosospeso” scriverà in una nota. Lascia dunque una poltrona che, oggi, equivale a una indennità di 159.477 euro, ma all’epoca si aggirava attorno ai 200mila.

 

La sua avventura da ministro dura quanto il governo del loden, ma finita quella c’è altro e di meglio del paltò del professore per rimanere al caldo: Iren, il colosso dell’energia. Profumo ci entra da presidente e li ci resta.  Se una presidenza vi pare poco, ecco il raddoppio con quella di Inwitt, gruppo Telecom, che assume nel maggio dello scorso anno. Non c’è due senza tre? Piero Fassino non fa mistero di vedere l’ex ministro di Monti, l’ex presidente del Cnr voluto dalla Gelmini, quale futuro presidente della Compagnia di San Paolo. Il passaggio di testimone con Luca Remmert è questione di pochi mesi e il borsino di Profumo resta stabilmente alto.

 

C’è, in verità, quell’incompatibilità paventata da più parti con Iren che porrebbe l’ex ministro nelle condizioni di dover lasciare la holding (che gli frutta mal contati 180mila euro annui) per stare al vertice della fondazione: una scelta neppure presa in considerazione, visto quanto Profumo guadagna in Iren rispetto all’emolumento, assai minore, di corso Vittorio. Per mettere le mani avanti (e dentro) è stato chiesto un parere pro veritate a un legale di rango che sancirebbe il nulla osta, ma il rischio permane. E sarebbe la seconda volta per Profumo, dopo quella del doppio incarico: ministro e presidente del Cnr. In quell’occasione, alla fine aveva dovuto cedere e mollare la poltrona del Consiglio nazionale delle ricerche, dopo pochi mesi. Un boccone amaro, una battaglia combattuta e poi persa contro chi gli chiedeva di sloggiare dal palazzo di piazzale Aldo Moro.

 

La voglia di rivincita quella non dev’essergli passata, tant’è che tra i nomi di coloro che hanno risposto al bando (da poco chiuso) del ministero c’è anche il suo. Un comitato li vaglierà e ne selezionerà cinque da portare al ministro, poi sarà la Giannini a designare il nuovo presidente del Cnr. Una carica almeno sulla carta conciliabile con la presidenza di Iren. Non certo un dettaglio, per il futuro dell’uomo dedito alla ricerca. E che trova sempre una poltrona, anzi di più. 

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