DECADENCE

Forza Italia sbaracca, restano i burattini Trame di potere e lotte generazionali

Senza voti e tra un po' pure senza sede, il partito di Berlusconi è nelle mani di un gruppo di arzilli vecchietti, guidato da un unico obiettivo: restare saldamente al comando. La "rivolta di velluto" dei quarantenni e la candidatura di Napoli

Tra patti della prostata e miracoli del botulino negli azzurri piemontesi, autoctoni e d’adozione, ruotano e crescono i desideri da affidare al genio della lampada, come una parlamentare ha battezzato, dandosi di gomito con un collega, il perennemente super abbronzato Osvaldo Napoli, ormai parte integrante dell’arredo del Transatlantico. La strenua difesa dell’ex onorevole Macario quale candidato a sindaco di Torino e non di meno le minacciate purghe nei confronti di chi osa mettere in discussione la distratta benedizione impartita da Silvio Berlusconi all’aitante aiutante di Piero Fassino in Anci, hanno tra le conseguenze più eclatanti (ma come si vedrà non le più interessanti e più celate) la trasmutazione di  Gilberto Pichetto da notaio delle decisioni prese a Palazzo Grazioli in Torquemada della dissidenza interna. Un club di arzilli vecchietti che dietro (e sull’esempio) del patriarca (quasi) ottantenne tiene in ostaggio un partito ridotto all’osso, moribondo di consensi elettorali, attaccato alla flebo del Cavaliere. E tra un po’ pure senza sede.

 

Che poi, come dicono i francesi, tout se tient. Come si tiene, nel segno dell’ossequio cortigiano al Sultano di Arcore e al cartellino rosso per chi ne mette in discussione i voleri, quel legame a dir poco agée tra lo stesso Pichetto, il più giovane della compagnia (62 anni) e il cardinale azzurro Ugo Cavallera, prossimo a spegnere 71 candeline, non certo sparito dalla scena politica piemontese: ras dell’Alessandrino, il pluriassessore è nei fatti il numero due di Forza Italia, braccio destro di Pichetto (mentre quello sinistro è Angelo Burzi, classe 1948). Come non è da mettere in conto la sparizione, sempre politica ovviamente, dello stesso ex omino coi baffi. Il suo ruggito del coniglio contro i giovani quarantenni – da Gian Luca Vignale a Claudia Porchietto – rei di storcere il naso davanti alla candidatura di Napoli e mettersi le mani sugli occhi immaginando il conseguente risultato elettorale, potrebbe avere un suo perché, oltre a un legittimo convincimento.

 

Sono in ballo i pochi posti disponibili per le future elezioni politiche, quando Pichetto proprio in virtù della sua fedeltà assoluta a Berlusconi e al suo “mediocre sinedrio” (Verdini dixit) potrebbe avere la via sgombra per quell’ultimo giro di valzer in Parlamento a coronamento di una carriera politica e a riconoscimento della devozione senza discussione al Verbo arcoriano. Lo stesso Fernandel-Cavallera non è dato prossimo ai giardinetti. E i due potrebbero riservare sorprese nel caso passi la linea in cui tutti gli attori di questa rappresentazione del rinnovamento azzurro affidato per le amministrative torinesi a Napoli, 72 anni a marzo, hanno abbondantemente raggiunto l’età per la pensione. O quasi.

 

“Tre, ne ho tre”: è solito puntualizzare il coordinatore regionale forzista a chi gli rinfaccia di non pensare al futuro di una nuova classe dirigente che, come lui, non potrà contare su due pensioni. Villa azzurra trionferà. Del resto chi dei segni dell’età, anzi della loro miracolosa mascheratura, ne ha fatto una professione capace di spianare oltre alle rughe pure la strada verso un seggio a Palazzo Madama è un altro protagonista delle manovre all’ombra dell’uomo della lampada. Maria Rizzotti, 63 primavere quest’anno, chirurgo plastico, assurta alle cronache per le iniezioni di botulino all’ex premier, è l’anello forte tra i lealisti piemontesi e il gineceo di Villa San Martino, ovvero la corte di Silvio. E lei sarebbe la parte rosa della coppia azzurra, insieme a Pichetto, da (re)inviare in Parlamento dopo i tagli dell’Italicum e quelli delle stime che ad oggi danno non più di due posti a quel che resterà di Forza Italia (il resto se lo papperà la Lega).

 

Tant’è che nelle previsioni per le prossime politiche anche un parlamentare ormai ben piazzato e di indiscussa visibilità come Lucio Malan punta a migrare verso un collegio sicuro al Sud, favorito da un incarico di cui sarebbe alla ricerca all’interno del gruppo parlamentare del Senato.  La scorsa volta era andata meglio, ma non poi così tanto per i berluscones indigeni. Anche in questo caso c’è chi imputa alla remissione del gruppo dirigente locale, alla sua mancata volontà di farsi sentire ai tavoli romani (e milanesi), un esercito di foresti paracadutati nelle liste in Piemonte. Non che questo non sia avvenuto pure dalle parti del Pd, ma qui è parso di essere in Normandia il giorno del D-day, come dice chi ancora non ha digerito che dall’alto arrivassero anche le decisioni e pagando di questo, oggi, le conseguenze in termine di voti e di elettori delusi. Quegli elettori che difficilmente potrebbero avere un sussulto per la novità rappresentata da Napoli contrapposto a Fassino e a Chiara Appendino.

 

Di questo oltre alla fronda “gentile”, di velluto dei quarantenni, capeggiata da Vignale e Porchietto, se ne fanno sempre più convinti anche altri. Compreso uno che in fatto di caffè e cene a Palazzo Grazioli contende il record a Pichetto, vale a dire l’europarlamentare Alberto Cirio. Il suo impegno nel favorire l’incontro – previsto per i prossimi giorni – tra Berlusconi e il candidato civico Alberto Morano e un altro possibile rincalzo qual è l’avvocato Luca Olivetti, è indicativo non solo e non tanto della convinzione di dover percorrere ogni strada per evitare guai peggiori al centrodestra alle Comunali, ma anche di una necessità, per Cirio, di non finire a fare lo spettatore della partita generazionale che si gioca in Forza Italia nella sua regione. Tuttavia, anche in questo caso pare esserci d’altro e di più. C’è il ruolo di parlamentare europeo azzurro da tenere saldo e visibile in Piemonte. Un ruolo che a Cirio potrebbe essere conteso da una riserva di lusso entrata recentemente a Bruxelles. Stefano Maullu, milanese di origini sarde come conferma il cognome, è subentrato a Giovanni Toti quando il consigliere politico dell’ex Cavaliere è stato eletto governatore della Liguria. Descritto come iperattivo e rampante quel tanto che basta, Maullu che gode anche di ottimi rapporti con le comunità sarde al Nord, sta per aprire un ufficio a Genova e uno a Torino. Un presidio del territorio che ha messo in allarme l’eurodeputato di Alba. Come un cane da tartufi, Cirio ha annusato l’aria e capito che anche è arrivato il momento di drizzare le orecchie e muoversi al meglio. L’incantesimo, anche per lui, potrebbe finire. Inutile sperare nel genio della lampada. Quella, mica è magica, abbronza solo.

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