DECADENCE

Toti al mare. A salvar le chiappe azzurre

Salpa da Genova la scialuppa per imbarcare l'intendenza berlusconiana che guarda al dopo Cavaliere. A bordo, accanto al governatore ligure, l'europarlamentare piemontese Cirio. Neppure una ciambella per il "naufrago" Pichetto

Un uomo solo, (non più) al comando. Il coordinatore regionale di Forza Italia nel suo ostinarsi a difendere e magnificare la scelta di Osvaldo Napoli quale candidato sindaco a Torino più che il Campionissimo che non ha dimostrato di essere usando il rapporto da discesa in una salita che più impervia non si può, rischia di apparire la macchietta del ciclista in cui Valter Chiari diceva: sono contento di essere arrivato uno. Solo, dunque. E senza più un qualcosa che assomigli a un partito se non da comandare (cosa che Gilberto Pichetto non ha mai fatto, al contrario di Silvio Berlusconi prima della débâcle) neppure da coordinare. Rispetto a quello che qualcuno ha definito il 25 luglio di Forza Italia con i gerarchi che si preparano al dopo Berlusconi, gli azzurri piemontesi paiono già essere all’8 settembre. Sbandati.

 

E desolatamente solo, abbandonato da generali e colonnelli l’uomo di Gifflenga, colui che avrebbe dovuto evitare in ogni modo, avendone le possibilità, che anche sotto la Mole si ripetesse lo strappo romano con Lega e Fratelli d’Italia. Non è un caso, ma un chiaro segnale, che nelle fasi convulse in cui è andato in scena lo psicodramma della strenua difesa dell’ex onorevole Macario, non una delle voci autorevoli e solitamente loquaci si sia unita a quella di Pichetto. Silente la senatrice Botulix, Maria Rizzotti, non pervenuto il collega Lucio Malan, rintanato tra Bruxelles e Strasburgo l’europarlamentare Alberto Cirio che, sarà, invece presente con l’altro eurodeputato Stefano Maullu (mentre non ci sarà Lara Comi) all’atteso battesimo, stasera dalle 19, a Genova della fondazione di Giovanni Toti.

 

Si chiama Change, “si cambia”, e seppur presentata come un pensatoio del governatore ligure appare sempre più come, a partire proprio dal nome, l’inizio di un cambiamento che una parte dell’intendenza berlusconiana reputa ormai improcrastinabile. Ieri sera a cercare di affievolire questa immagine e allontanare quella di un Gran Consiglio, è stato lo stesso Toti il quale in una nota ha affermato che “si tratta di una normale cena di raccolta fondi e il cambiamento si riferisce alle passate amministrazioni regionali di altro colore politico e non, come evocato da taluni commenti, alle vicende relative al centro-destra di queste ore”. Qualcuno che ci crederà, Toti lo troverà pure. Ma è evidente che ogni occasione, sia pure la cena di finanziamento sotto la Lanterna, in queste ore e nei giorni a venire sarà usata da chi sa che leadership del centrodestra non potrà più essere qualcosa calata dal cielo di Arcore. Tantomeno la si potrà tirare fuori dal cilindro come un coniglio alla vigilia delle elezioni del 2018, se non verranno anticipate, il che complicherebbe ulteriormente tutto.

 

Il collante per cercare di tenere unita la coalizione, rottasi alle comunali di Roma, Torino e pure Novara, per Toti e coloro che lo seguono anche dal Piemonte, com’è il caso di Cirio legatissimo al governatore ligure, sono le primarie. Bestia nera per l’ex Cavaliere, zattera di salvataggio per i suoi che guardano a un dopo. La previsione di Denis Verdini su probabili transumanze di parlamentari forzisti non è campata in aria e preoccupa chi di fronte a un caso per nulla irrisolvibile come quello di Torino si limita ad allargare le braccia e chiudere la bocca. Lasciando che sia il solo coordinatore regionale a sostenere l’insostenibile leggerezza (in termini di peso elettorale e di appeal) di Napoli.

 

L’impuntatura sul sindaco di Valgioie che ha indotto Salvini a puntare sul notaio Alberto Morano non solo ha fatto dire ai consiglieri uscenti a Pichetto e alla Rizzotti (sostenitrice di Napoli, ma oggi desaparecida) di andare loro a cercare le firme per le liste e pure i candidati, ma sta creando scompiglio tra gli stessi eletti in Piemonte ai quali una cosa è chiara: se non si ricuce con la Lega, al prossimo giro quando a dare la carte sarà Salvini, per noi sarà un bagno di sangue. Da qui la profezia di Verdini. Ma anche la constatazione di come a Torino si sia persa più di un’occasione per evitare lo strappo. La conferma che non tutto quel che si poteva fare non lo si è fatto e qualcuno non ha voluto farlo arriva da ambienti di Palazzo Grazioli. Berlusconi un paio di settimane fa aveva dato piena disponibilità all’ incontro con Napoli e Morano, insieme, proposto da Cirio. “Quando volete, anche di domenica”. Da Torino, però la conferma di quell’appuntamento non è mai arrivata, lasciando interdetto lo stesso Berlusconi il quale ha pensato che la questione fosse stata chiarita e superata in sede locale. La verità, a quando racconta il nostro insider, lo avrebbe scoperto a cose fatte. Quando ormai Salvini e a ruota Fratelli d’Italia, avevano già deciso di andare per conto loro. Buggerato, ancoche in questo caso, dal cerchio magico-tragico. Lasciando Pichetto a difendere e sostenere Napoli. Da solo. E, ormai, sempre meno al comando.  

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3 Commenti

  1. avatar-4
    13:11 Venerdì 18 Marzo 2016 daniele galli come per i kleenes

    fine annunciata per gli inutili yes man,del resto il Cav. della scarsissima considerazione rivolta verso verso i suoi eletti (non in gonnella), non ne ha mai fatto mistero per nessuno, se poi hanno o avevano anche i baffi .... Però esiste anche una facoltà seppur tardiva e inusitata l' istituto delle dimissioni, ma anche per questo ci vuole un minimo di ......

  2. avatar-4
    11:10 Venerdì 18 Marzo 2016 versionedibarney Toti

    il salvatore? Toti il pensatore? Toti il change? Pichetto lasciali perdere, non serve a niente essere seri e onesti con queste nullità

  3. avatar-4
    09:26 Venerdì 18 Marzo 2016 usque tandem Scialuppa?

    Ormai siamo ai salvagenti . ..

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