FIANCO SINISTR

Fassino invoca il Soccorso Rosso

Incassato il sostegno di una parte del centrodestra, ora la strategia si concentra nel tamponare l'emorragia di voti a sinistra. Zagrebelsky pronto all'endorsement a patto di silenziare il referendum sulle riforme. Camusso in chiave anti Airaudo

La cinghia di trasmissione di Susanna Camusso e il clacson referendario di Matteo Renzi. Sono i due aggeggi cui Piero Fassino sa di dover mettere mano perché la macchina marci, il più possibile, tranquilla e lo riconduca verso il secondo mandato a Palazzo di Città. Fassino sa, altrettanto bene, che la strada da percorrere in direzione della sua riconferma presenta qualche ostacolo e pure qualche salita, così come pericolosi crocicchi a sinistra. Perciò, non è un caso, tantomeno una eccessiva cautela a suggerirgli di allertare un soccorso rosso, riveduto e corretto, che passa dalla Cgil in funzione di diga contro la Fiom e argine dinanzi a un arrembante Giorgio Airaudo, fino ad arrivare a tranquillizzare quella sinistra un po’ gauche caviar, tartine e Costituzione, cui risulta totalmente indigeribile il renzismo riformatore sordo ad ogni richiamo a non mettere le mani sulla Carta e stravolgerne più di un articolo, sia pure con l’immagine glamour di Maria Elena Boschi.

 

Il primo nodo da sciogliere, quello del sindacato, riporta indietro negli anni di mezzo secolo almeno, quando la cinghia di trasmissione, ruolo che l’allora Pci affidava alla “sua” organizzazione di lavoratori scontrandosi per la prima volta – era il ’56 dei tragici fatti d’Ungheria – con il segretario del sindacato, Giuseppe Di Vittorio il quale ai compagni disse testualmente: “Occorre liquidare definitivamente ed esplicitamente ogni concezione del sindacato come cinghia di trasmissione del partito”. La reazione non fu morbida. E della cinghia di trasmissione sarebbero tornati a parlare pure il successore di Di Vittorio, Agostino Novella e pur senza citarla anche lo stesso Luciano Lama. Con il crollo del muro di Berlino e la svolta della Bolognina, di quella parte meccanica non si sarebbe più parlato. Lo strappo tra partito e sindacato sarebbe apparso irreversibile. Oggi, con Renzi alla guida del governo e del partito, la distanza tra il Pd e il sindacato è siderale. Ancor più quella che divide il Nazareno dalla Fiom di Maurizio Landini e dello stesso Airaudo. Non meno evidente la divergenza su molti temi tra la Cigil e la stessa Fiom, altro strappo che affonda le sue origini nello scontro tra la Camusso e Giorgio Cremaschi.

 

Dinamiche che, oggi, il diplomatico Fassino potrebbe rivolgere a suo favore, rattoppando quella cinghia rotta da decenni e facendo breccia – meglio, tentando di farlo – in quel bacino elettorale rappresentato dalle due componenti ormai maggiori della Cgil: i pensionati e i dipendenti pubblici. Al fronte airaudiano che guarda alle tute blu rimaste a lui fedeli, Fassino sarebbe intenzionato a rispondere cercando aiuto proprio in Camusso e facendo leva sui suo non idilliaci rapporti con la dirigenza metalmeccanica. Un’idea che sarebbe in procinto di concretizzarsi in un appuntamento pubblico a Torino con la presenza della numero uno di corso Italia.

 

Difficile, se non impossibile pensare a un endorsement chiaro e netto della Camusso a favore del sindaco uscente, mentre più probabile appare l’ipotesi di un messaggio non meno chiaro sia pure velato da un’iniziativa non targata apertamente come elettorale, magari un convegno sui temi del lavoro. In questo, un ulteriore aiuto potrebbe arrivare nelle vesti ormai abituali di pontiere dal presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano. Ormai residente a Roma e quindi non più elettore di Fassino, l’ex sindacalista ed ex ministro si è comunque detto pronto ad aiutare in ogni modo l’amico Piero. Magari anche nell’impresa di portare la Camusso in città e tappare una possibile falla a sinistra. Non l’unica, però.

 

L’altra che potrebbe aprirsi con sversamenti di voti non solo sul versante di Sinistra Italiana, nella sua versione locale di “Torino in comune”, ma anche su quello grillino, Fassino sta tentando di scongiurarla chiedendo aiuto, stavolta, direttamente a Renzi. Come ha scritto Il Fatto, Filura si è rivolto direttamente al premier-segretario chiedendo di tenere, per quanto possibile, lontano la questione referendaria dalle amministrative. Silenziare il clacson, insomma. Altrimenti quella sinistra che osteggia apertamente le riforme che portano il nome della Boschi e che saranno sottoposte a referendum, cui il Rottamatore fiorentino attribuisce il valore di una fiducia sul suo prosieguo in politica, quella sinistra ostile insomma è pronta a voltare le spalle al sindaco e orientare altrove il suo voto.

 

A rappresentate plasticamente uno scenario ferale per Fassino è stato un suo estimatore e amico di lunga data che risponde al nome di Gustavo Zagrebelsky. Un rapporto consolidato negli anni e cementato dal sostegno dell’amministrazione alla Biennale Democrazia, presieduta dallo stesso giurista. Il costituzionalista, presidente emerito della Consulta, con Fassino ha parlato chiaramente: pronto e convinto ad appoggiarlo in virtù della buona prova alla guida del Comune, della serietà e delle capacità, a una condizione: non essere messo in difficoltà dal referendum. Nota è la posizione contraria di Zagrebelsky alle riforme del governo e altrettanto noto a Fassino il peso che la figura del costituzionalista ha su una fetta dell’elettorato di sinistra: il popolo viola, il movimento delle Agende rosse, i girotondini, Nessuno spot a favore del referendum, silenzio sulla consultazione popolare a distanza di sicurezza dalla campagna elettorale per il Comune: queste le richieste arrivate a Fassino. Il blackout fino alla chiusura dei seggi non è cosa da poco. Tutto dipenderà da Renzi: accoglierà la richiesta per evitare che al più che probabile ballottaggio uno spostamento di voti favorisca Chiara Appendino e mandi a casa uno dei due di Torino, come il premier chiama la coppia Fassino-Sergio Chiamparino? E, soprattutto, riuscirà il Lungo a evitare nel corso della lunga marcia nel deserto di incocciare qualche domanda ed evitare ogni dichiarazione sui referendum? Tra cinghie di trasmissione da riparare e clacson da ammutolire, Fassino si arrabatta in officina. Senza più nemmeno poter contare sulle tute blu.

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