AMBIENTE & POLITICA

Modello veneto per i rifiuti del Piemonte

Si chiama Contarina e arriva da Treviso il sistema destinato a occuparsi della raccolta nell’Alessandrino. Ma non tutti sono d’accordo: i risparmi preventivati per i Comuni non paiono così certi e ai cittadini, alla fine, la bolletta non diminuirebbe

Porta a porta, ostrega. E in mona il cassonetto. Perché non averci pensato prima? Vabbè, ma adesso nel Basso Piemonte sindaci di città e paesi recuperano il tempo perduto e procedono spediti come su un rettilineo della Romea verso il modello veneto. Contarina, si chiama. E dalle parti di Treviso dov’è nato e prospera, totalmente in mano pubblica, e garantisce costi più bassi in bolletta e un servizio di raccolta porta a porta che assicura una differenziata spinta. Lo scorso 10 settembre i vertici dell’azienda hanno presentato il loro modello anche in V commissione di Palazzo Lascaris: meno produzione di rifiuti e meno spese per i cittadini, il succo del discorso. Nell’Alessandrino, per la precisione nell’Acquese, Ovadese e Novese, la strada veneta dei rifiuti era stata imboccata già da prima, anche se oggi quando sembra approssimarsi il traguardo qualche perplessità serpeggia e quei numeri così allettanti lasciano il posto ad altri. Così come sulla decisione di alcuni Comuni di andare controcorrente rispetto alla linea tracciata dal governo sulle partecipate emergono non poche perplessità.

 

L’efficacia e la convenienza del sistema Contarina laddove è nato e si è sviluppato è comprovata, ma questo non significa che la sua applicazione in quest’area del Piemonte porti agli stessi risultati. Chi, tra chi si occupa del settore, ha elaborato cifre e prospetti spiega che la tariffa ad abitante con il nuovo sistema passerebbe dagli attuali 180 euro a circa 170, senza tuttavia tenere conto di alcuni costi aggiuntivi per l’utenza, come ad esempio il ritiro dei rifiuti ingombranti. Lontani dunque da quei 130 euro pro-capite che Contarina assicura nel Trevigiano e in altre zone. Altro dato da tenere presente: in Veneto il tasso di evasione, ovvero di chi non paga è attorno al 5%, mentre nell’Alessandrino è almeno il triplo. Poi ci sono gli investimenti, l’aumento del personale, il rinnovo pressoché totale del parco mezzi e quant’altro necessiti quella che sarà (o sarebbe) una vera rivoluzione nel sistema di raccolta.

 

Sistema che il consorzio servizi rifiuti del Novese, Tortonese, Acquese e Ovadese (l’ente gestore e al quale spetta affidare il servizio di raccolta) ha di fatto adottato e imposto alle tre società che operano sul territorio, ovvero: Econet, Gestione ambiente e 5 Valli. Sfumata l’ipotesi caldeggiata da alcuni – in primis dal dominus del Gruppo Acos, Mauro D’Ascenzi  di una fusione delle tre società, compresa quella del trattamento rifiuti, in una sola con l’abbattimento dei costi, evitata per ora la gara per l’affidamento dei servizi che avrebbe visto l’interesse anche di grandi gruppi a partire da Iren Ambiente, nel Basso Piemonte si infittiscono gli incontri degli amministratori locali (l’ultimo, una settimana fa tra quelli dell’Ovadese e dell’Acquese) per arrivare in tempi brevi al cambio di rotta e l’avvio – pur con tempi tecnici che prevedono l’assetto a pieno regime nell’arco di tre anni – del nuovo sistema di raccolta.

 

Ma c’è di più. Come già scritto nei mesi scorsi, i Comuni soci di Econet sono intenzionati a prendere il totale delle quote della società di raccolta, acquisendo il 40% ora in pancia a Gestione Ambiente (Gruppo Acos). Un’operazione che equivale a sborsare una cifra che oscilla tra i 2 e i 3 milioni di euro. Soldi che giocoforza arriveranno grazie a prestiti concessi dalle banche, ma che non potranno certo essere caricati nella bolletta. Insomma, anziché ridurre il peso nelle partecipate, in questo caso lo ci accentua fino al limite massimo, sommando questa spesa a quella degli investimenti previsti dal nuovo progetto basato sul sistema Contarina. Investimenti che in virtù di una legge del 2014 impongono un accantonamento di pari importo per fronteggiare eventuali perdite o difficoltà della società in house. Altro ostacolo da superare è rappresentato dall’obbligo, imposto dall’ultimo testo della legge Madia, di passare il vaglio dell’Antitrust e del Cipe, organismi che dovranno verificare se la soluzione adottata non è economicamente sconveniente, rispetto ad altre adottabili. Non pochi i problemi che tuttavia gli amministratori locali, pur con qualche distinguo, sembrano determinati ad affrontare e superare. Per quanto riguarda i cittadini, si mettano il cuore in pace: anche se andrà in porto il nuovo sistema, la tariffa per tre anni rimarrà quella attuale. Poi sarà tutto da vedere. 

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1 Commenti

  1. avatar-4
    10:41 Domenica 14 Febbraio 2016 Emiovada Lotta fratricida nel PD

    Stiamo assistendo ad una lotta fratricida nel PD tra i fautori degli interessi IREN (Inceneritore) e quelli che vogliono mantenere le loro clientele (modello Contarina) nessuno pensa a ridurre le tariffe per i cittadini.

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