VERSO IL VOTO

Magellano per ritrovare la rotta

Al celebre navigatore è intitolata la fondazione dell'ex assessore forzista Burzi: "Non voteremo Fassino". Ma non risparmia critiche alle responsabilità del centrodestra: a partire dalla concordia istituzionale, che in gran parte "fu consociativismo"

Una cosa è certa: “nessuno di noi voterà Piero Fassino”. Tutto il resto sarebbe noia per Angelo Burzi e la sua costituenda fondazione Magellano, il pensatoio di cui oggi è stato tracciato il bilancio dell’anno passato e annunciate le iniziative future, se non fosse che “da decenni la città vive ingessata in quello che ormai è tristemente noto come Sistema Torino costruito sì dal centrosinistra, ma con la complicità e l’eguale responsabilità del centrodestra”. L’ex assessore regionale, tra i primi ad aderire a Forza Italia ma anche tra i primi a fare autocritica, non si autoassolve: “Anch’io sono responsabile. Semmai posso solo rivendicare di essermene reso conto prima di altri e aver agito di conseguenza” dice ricordando le sue dimissioni dalla giunta regionale. Ma non è quello dell’osservatore distaccato il ruolo che Burzi pare voler giocare. “La politica – dice – spesso viene intesa come un male, che però solo nella politica stessa può trovare la sua terapia”. La fondazione cui sta lavorando e che unisce già un buon numero di associazioni di area liberale e di centrodestra “non sarà un trampolino di lancio per nessuno, tantomeno uno strumento ad uso di qualcuno” spiega citando, non a caso, Italiani-Europei di Massimo D’Alema.

 

L’intento, ambizioso, è quello di un pensatoio dove ragionare “guardando a dopodomani, perché dall’attuale situazione critica in cui vive Torino e, di conseguenza, il Piemonte non si esce in un batter d’occhio”. L’ascensore sociale è fermo da anni, la crisi si fa sentire, la politica va avanti con il solito sistema, il Sistema Torino: questo è ciò che Burzi vede, non gli piace dice, e si fa convinto che “un cambiamento non solo è possibile, ma va ricercato e favorito”. Partendo anche da “una cosa”, come definisce la futura fondazione che nei mesi a venire promuoverà incontri e convegni spaziando dalla crisi della finanza bancaria alla musica elettronica, dalla street art fino all’approfondimento di temi quali quello della mobilità sociale e dell’Europa mai così poco unita.

 

Se altro rispetto a “una cosa” sarà la fondazione Magellano, “di sicuro mai si trasformerà in un soggetto destinato a competere o scendere in campo a qualsivoglia elezione” precisa l’ex assessore, chiaro sull’atteggiamento nei confronti di Fassino, ma anche netto rispetto alle scelte (ancora non del tutto definite) del centrodestra per le comunali: “chiunque sia il candidato, se la decisione è presa a Roma, è una decisione sbagliata”, dice. E cita a modello virtuoso, quei 18 punti per Torino che nel 1992, ispirati da Enrico Salza, aprirono la via alla discussione e all’elaborazione di un programma che avrebbe poi portato Valentino Castellani a Palazzo di Città. “Quello era il metodo giusto. Purtroppo trent’anni dopo di quei 18 punti neppure uno è stato realizzato”. La stessa “concordia istituzionale” tra Enzo Ghigo in Regione e Sergio Chiamparino in Comune “ha dato sì risultati positivo come il recupero della Reggia di Venaria, ma per il resto è stata e resta consociativismo”. Lui c’era e ne era protagonista. “Non lo nego. Ho le mie responsabilità” ammette. Degli attuali aderenti a Magellano solo Maurizio Marrone (FdI) figura, forse, tra i prossimi candidati. Lui, Burzi, il fondatore del pensatoio critico con il centrosinistra e duro contro l’attuale centrodestra – “con Forza Italia ormai in agonia” – ribadisce: non voteremo Fassino neppure al ballottaggio. Chiunque sia il suo avversario”.

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