Terme di Acqui, tornano gli svizzeri
Stefano Rizzi 16:12 Mercoledì 02 Marzo 2016 0Si rifà vivo il finanziere Binaghi. Al cda una nuova offerta: già depositati 500mila euro. Ma questa volta è disposto a versare 4 milioni in meno rispetto a quando si aggiudicò la gara. E intanto si era fatta avanti una cordata del territorio
Dalla minestra riscaldata, in cui la Regione ha trasformato la questione della vendita delle Terme di Acqui, salta fuori una patata Bollente con cui qualcuno potrebbe scottarsi. Domani FinPiemonte Partecipazioni dovrebbe prendere in considerazione l’offerta presentata a sorpresa, l’altro giorno, dal gruppo elvetico che pur avendo vinto la gara a suo tempo bandita per la cessione delle quote della partecipata in pancia della Regione non aveva perfezionato l’acquisto, trascinando la vicenda tra promesse e rinvii per mesi e portando a un nulla di fatto. E già si parla di possibili ricorsi, azioni legali o, comunque, nuovi intoppi lungo la strada che avrebbe dovuto condurre in fretta alla prima dismissione di un partecipata regionale, come annunciato da Sergio Chiamparino al suo insediamento.
Per comprendere quel che potrebbe accadere già dai prossimi giorni, è necessario fare un passo indietro. Dopo settimane in cui non si era più mossa foglia e la cessione delle Terme di Acqui era una questione se non chiusa, certamente accantonata dopo la triste figura rimediata con l’uscita di scena della South Marine Real Estate del finanziere svizzero Gianlorenzo Binaghi, ecco il colpo di scena. Il gruppo elvetico, sparito dagli schermi di FinPiemonte Partecipazioni dopo imbarazzanti rinvii e riunioni mancate, si rifà vivo all’improvviso. Certo è che i rappresentati della South Marine Real Estate presentano al braccio operativo della Regione un’offerta per acquistare le quote delle Terme di Acqui, le stesse per cui si erano aggiudicati la gara poi finita miseramente tra richieste di versamenti e fidejussioni mai arrivate. Se per vincere la gara gli svizzeri avevano offerto un milione e mezzo in più rispetto alla base d’asta di 15 milioni, adesso ci riprovano: senza gara e con un ribasso di 4 milioni. L’offerta, formalizzata nello studio notarile torinese, prevede infatti il pagamento di 6 milioni entro la fine di marzo, altri sei entro fine anno, mentre 500mila euro sono stati depositati al momento dell’atto di fronte al notaio.

Cos’ha indotto il gruppo elvetico a rifarsi avanti? C’è chi sussurra che non ininfluente sia stata la presentazione, pochi giorni prima, di un’altra offerta: quella ricevuta dal gruppo Orione di Acqui Terme per l’acquisto di un ramo di azienda. Il gruppo Orione era stato sconfitto nella gara dall’offerta decisamente superiore (alla stessa base d’asta) degli svizzeri. Va osservato che, ormai archiviata la gara, il cda presieduto da Stefano Ambrosini aveva incominciato a prendere in considerazione soluzioni alternative, tra cui l’affitto o la cessione di rami d’azienda, proprio per tenere in vita il meglio possibile la partecipata in attesa di una probabile nuova messa all’asta del patrimonio azionario regionale.
Evidente, a questo punto, che la Regione non ha chiuso del tutto le porte a coloro che avevano dato buca a una serie di incontri tesi a perfezionare la compravendita sancita dal risultato della gara. Mentre ad Acqui si trattava per cedere un ramo d’azienda, a Torino si riallacciavano i rapporti con il gruppo di Binaghi. Una situazione a dir poco bizzarra. Ma tant’è: il versamento di mezzo milione, la promessa di pagare sei milioni a fine mese e altri sei a fine anno è il quantum economico offerto dagli elvetici. Con quello sconto di quattro milioni che non si capisce a quale titolo venga praticato ed eventualmente accettato dalla Regione. Di questo dovranno discutere domani in FinPiemonte Partecipazioni, dove si dovrà anche decidere quale strada imboccare: rifare un bando di gara, magari abbassando la base d’asta oppure rendere pubblica l’offerta ricevuta dalla South Marine Real Estate, ponendo come vincolo per altri interessati la presentazione di offerte di importo non inferiore a quello, va ricordato, fissato non dalla Regione, bensì dal potenziale acquirente. In questo caso saranno più che probabili riscorsi e impugnazioni, magari a partire dallo stesso gruppo che aveva perso la gara. E che adesso vede rispuntare chi aveva dato buca più volte al momento di perfezionare l’acquisto e versare i soldi nelle casse della Regione. Il Cavaliere Bianco – con qualche ombra nel passato, pur senza risvolti penali, ma con citazioni anche in atti parlamentari sul traffico di rifiuti – accolto con squilli di tromba al momento dell’aggiudicazione della gara e poi con imbarazzo quando aveva mandato gambe all’aria la compravendita, è tornato. Qualcuno pare sia pronto a tirare nuovamente fuori la passatoia rossa.


