VERSO IL VOTO

Centrodestra, voti uno prendi tre

È l’offerta su Torino che gli sherpa di Salvini recapiteranno oggi a Forza Italia: coalizione tridente, guidata dal civico Morano (l’unico in grado di recuperare anche Rosso) e Napoli nel ruolo di prosindaco e testa di lista. Tronzano tratta con i Moderati

Chiuso il cerchio su Novara, il centrodestra si appresta a trovare la quadratura per quello torinese. Se il quasi perfezionato accordo nella città di San Gaudenzio ha seguito, sia pure tra qualche mugugno di una parte di Forza Italia, lo schema concordato ai più alti livelli tra i berluscones e i leghisti, legando i destini della seconda città del Piemonte chiamata al voto a quelli di Savona (al Carroccio il candidato nella prima, ovvero Alessandro Canelli, e in riviera l’appoggio incondizionato alla pupilla di Giovanni Toti, l’avvocato ed ex modella Ilaria Caprioglio), a Torino la probabile soluzione per ricucire lo strappo ha un’origine più casalinga o, quantomeno, non del tutto calata dall’alto. La svolta prevedrebbe un passo indietro e uno di lato da parte di due dei tre sfidandi attualmente in campo: Osvaldo Napoli e Roberto Rosso. I due verrebbero “orientati” ad accettare il ruolo di capolista delle rispettive formazioni, apparentate da subito con la Lega (che dovrebbe aprire la sua lista con il capogruppo uscente Fabrizio Ricca) a sostegno di colui che affronterebbe Piero Fassino e la pentastellata Chiara Appendino, ovvero il civico Alberto Morano.

 

Le turbolenze romane e l’angolo in cui si è cacciato Silvio Berlusconi con la scelta di Guido Bertolaso, inaccettabile per Matteo Salvini che tiene il punto su Giorgia Meloni, così come l’esempio arrivato da Milano con il ritiro di Corrado Passera a favore di Stefano Parisi, hanno da un lato rafforzato – nel caso capitolino – il peso di Salvini nella partita con Palazzo Grazioli e dall’altro aperto spiragli a una soluzione che sotto la Mole eviti una Caporetto del centrodestra, senza per questo far perdere la faccia a nessuno. Almeno, non più di quanto sia già irrimediabilmente compromessa. Una coalizione tridente, con Napoli insignito della veste di prosindaco in pectore (non serve a nulla, se non alla propaganda), più qualche promessa in vista delle Politiche.

 

In queste ore i contatti tra Torino, Roma e Arcore sono più fitti che mai. L’opera degli sherpa e la diplomazia sotterranea giocano uno dei passaggi più delicati. Certo non dev’essere facile far digerire a Napoli l’immagine di Morano sui manifesti con i simboli dei sostenitori, compreso quello di Forza Italia sotto cui l’ex onorevole Macario è pronto a correre anche da solo, e quindi verso il baratro. Da parte sua tuttavia è sempre stato ribadito l’essere “un uomo di partito”, lasciando intendere una sorta di “uso obbedir tacendo” alle decisioni, anche se queste risultassero un rospo difficile da ingoiare. Politico navigato, il sindaco di Valgioie, non ha certo mancato di fare i suoi conti e compreso come con una coalizione che raggruppi tutto il centrodestra, la stessa lista azzurra abbia maggiori possibilità di raccogliere voti e, quindi, per lui sia comunque garantito l’obiettivo affidato, fino ad oggi alla candidatura a sindaco, ovvero una poltrona in Sala Rossa. Inoltre, dato non trascurabile, il passo “di lato” è l’unica soluzione che potrebbe consigliare Salvini a perdonare le brutte parole pronunciate dallo stesso Napoli all’indirizzo del leader leghista sulla sua “incallita vocazione alla bugia”.

 

Tra i vari messaggi che si sono intrecciati tra i quasi alleati, in queste ore, c’è pure quello dell’altro uomo pronto a correre per Palazzo di Città: Rosso ha fatto sapere al segretario regionale leghista Riccardo Molinari di essere pronto a “discutere”, il che tradotto dal politichese significa di essere disponibile a mutare il suo ruolo nella partita, ma con garanzie date al massimo livello (leggi Salvini). Molinari avrebbe già informato il capo della necessità di un incontro con l’ex sottosegretario del Governo Berlusconi e sfidante di Sergio Chiamparino alle Comunali del 2001. In fondo, Rosso avrebbe maggiori garanzie di conquistare l’agognato scranno in Sala Rossa correndo assieme a una coalizione forte, piuttosto che rischiare con uno schieramento raccogliticcio di listarelle di non centrare il quorum. Escluso, però, un suo passo indietro in favore di Napoli, mentre con Morano i rapporti sono assai cordiali e una sorta di “non belligeranza” tra i due è stata sancita nel corso di un recente pranzo.

 

Chi non ha alcun interesse a mettersi di traverso, ma anzi cercare di favorire al più presto l’uscita da una situazione che non promette nulla di buono, è il coordinatore piemontese di FI, Gilberto Pichetto. Ancora scottato dal pastrocchio novarese dove lo strappo con il Carroccio da parte del suo “provinciale” Diego Sozzani ha prodotto un acuirsi dei contrasti anche e soprattutto all’interno del partito, per poi doversi risolvere con l’intervento del governatore ligure Toti e dell’europarlamentare Alberto Cirio, Pichetto sta mettendo in atto tutte le moral suasion necessarie, incominciando da quelle rivolte a Napoli. E tra le grane che l’ex omino coi baffi potrebbe presto dover fare i conti vi è pure la possibile defezione di Andrea Tronzano, il quale, come tutti sanno, sta trattando per sé su due tavoli: quello della Lega (difficile) e con i Moderati di Mimmo Portas (disponibili ad accoglierlo con il placet di Fassino). L’eventuale defezione del capogruppo uscente metterebbe in seria difficoltà la macchina organizzativa del partito, a cominciare dalla raccolta e autenticazione di candidature e firme. Il numero uno di Forza Italia in Piemonte, sabato, proprio a Novara a margine degli Stati generali della logistica, si è intrattenuto in un lungo colloquio con Molinari. Non si sa se anche a lui abbia detto quanto ha sbottato con un amico, riferendosi alle questioni capitoline, ma anche e soprattutto agli scarsi esiti del tavolo nazionale delle alleanze: “Intanto a Roma fanno solo pasticci”. Insomma, meglio risolverla in casa la questione. Presto che è tardi!