CAPITALISMO MUNICIPALE

Iren, Profumo non molla la presa

A poche settimane dal rinnovo dei vertici della multiutility il presidente uscente gioca le ultime carte per mantenere la poltrona (sostenuto da alcuni Comuni soci). Ma Fassino ha già due nomi per la successione: Gallo (ex Acea) e soprattutto Lorenzi (Smat)

A poco più di un mese dall’assemblea dei soci chiamata, il prossimo 9 maggio, ad eleggere il nuovo cda di Iren, attorno alle nomine al vertice del colosso dell’energia sale la tensione. Che ormai ha raggiunto (per restare in tema) un voltaggio altissimo. Aumentato da rumors insistenti in cui si racconta dell’attuale presidente, Francesco Profumo, per nulla convinto a mollare la presa. Sostenuto, nella sua personale “resistenza”, da alcuni Comuni, soci tradizionali di peso (come Genova e gli emiliani) o rientrati in gioco (come Parma di Pizzarotti): soggetti che hanno beneficiato non poco della “generosa” attenzione nel sostenere interventi nei rispettivi territori. Prima di rimanere folgorato, probabilmente l’ex ministro finirà con l’accettare la non affatto disdicevole alternativa approntata per lui dal suo mentore e king maker della partita, Piero Fassino, il quale per l’ex rettore del Politecnico, com’è noto, ha in caldo la poltrona di presidente della Compagnia di San Paolo. La stessa su cui riposò le terga Sergio Chiamparino al termine del suo mandato da sindaco, giusto il tempo per preparare il balzo alla presidenza della Regione. Non certo un cimitero degli elefanti, insomma. Anzi un posto ambito per chi tessendo relazioni e distribuendo – come da statuto – contributi sul territorio, oltreché pesando (in futuro un po’ meno) sulla banca, non può certo lamentarsi di essere messo in un angolo buio. Vantaggi che, tuttavia, non paiono allettare oltremodo Profumo che da tempo non fa mistero di gradire certamente la Compagnia, ma senza per questo dover appunto staccare la spina da quello che resta simbolo e macchina da guerra del capitalismo municipale.

 

Le probabilità che ciò accada, sono ormai al lumicino. Tanto che nelle ultime ore mentre si completa l’iter per la modifica dello statuto della multiutility che prevede il voto maggiorato dei soci pubblici – ieri è passato in Comune a Reggio Emilia con i voti del Pd e contrarie tutte le opposizioni  - spuntano nomi di papabili alla successione di Profumo, avvicendamento di cui è fermamente convinto lo stesso Fassino. Il sindaco di Torino era a un passo dalla soluzione del problema con la designazione di Paolo Andrea Colombo (foto), carriera di tutto rispetto da Alitalia a Mediaset, da Humanitas e Ge con tanto di tre anni di presidente di Enel. Il cinquantaseienne manager milanese a Fassino è stato, però, scippato da Giovanni Bazoli per la vicepresidenza di Intesa Sanpaolo.

 

Volato via Colombo, negli appunti per il vertice di Iren sono comparsi altri due manager: Alessandro Lorenzi e Paolo Gallo. Il primo è torinese, classe 1948, dal 2011 nel cda di Eni, presidente di Smat, un curriculum fitto che racconta di un passato nella galassia Fiat, ruoli di vertice nel Gruppo Gft, alla Ferrero, alla Coin, ma non meno importante la sua presenza costante nel board della sim Ersel, ovvero la storica finanziaria torinese della famiglia Giubergia da sempre avvicinata al milieu della sinistra di potere e di governo sotto la Mole. Il secondo, Gallo, vanta anch’egli natali torinesi. Cinquantacinque anni, è stato ad e direttore generale di Acea, una delle principali multiutiliy italiane, laureato in ingegneria aeronautica al Politecnico di Torino, master in business administration, incarichi in Fiat Avio, Fiat Energia di cui sarà ad, poi in Edison, Edipower (direttore generale e ad), era stato in corsa un paio di anni fa per la nomina ad amministrate delegato proprio di Iren, ruolo poi attribuito a Massimiliano Bianco.

 

Tra i bookmaker pare essere Lorenzi a godere dei pronostici più favorevoli. Fassino lo conosce assai bene, non foss’altro (ma non solo) per il fatto che il manager è a capo della società torinese che gestisce uno dei servizi idrici integrati più grandi d’Europa. Lorenzi, inoltre, sedendo già da alcuni anni nel cda di Eni potrebbe rappresentare un atout per l’Iren nella visione fassiniana sempre più grande player dell’energia in quel capitalismo municipale di cui è già un vessillo di prestigio e una poderosa testa di ponte. L’appartenenza al “giro che conta”, testimoniato dagli stretti legami con i Giubergia, inoltre renderebbe il suo percorso verso la presidenza di Iren – nella visione di buona parte del Pd – meno difficoltoso rispetto a quello di Gallo, considerato un ottimo manager, il cui nome viene accostato a quello di un’altra famiglia, quella romana dei Caltagirone.

 

Nell’aprile del 2013 a poco più di un mese dalle elezioni che avrebbero portato in Campidoglio Ignazio Marino, l’ancora (per poco) sindaco Gianni Alemanno decise di affidare l’azienda capitolina a Gallo. Il manager torinese rimarrà al suo posto fino a quando, nel 2014, Marino vincendo le resistenze di Francesco Gaetano Caltagirone lo sostituirà con il toscano Alberto Irace, ad di Publiacqua Firenze, società nel cui consiglio di amministrazione sedeva la futura ministra Maria Elena Boschi, di cui Irace è amico di vecchia data. Un paio d’anni fa il none di Gallo circolò, come si diceva, per la poltrona di ad di Iren. Oggi negli ambienti delle multiutility di lui si dice che è uno bravo, ma “più come ad che non a fare il presidente”. E visto che questo giudizio suona come una possibile stroncatura, forse non è peregrina l’ipotesi di una poltrona in cda per lui, con Lorenzi presidente. Confidando che, prima o poi, l’attuale ad Bianco molli anche lui la presa.

print_icon