DIETRO LE QUINTE

Renzi non vuole sentire Regioni

La vicenda referendaria ha reso ancor più profondo il solco con i governatori che il premier vede ormai come nemici (Emiliano), potenziali avversari (Rossi) o disertori (Chiamparino). E dei "due di Torino" ormai si fida solo più di Fassino

Se Matteo Renzi ha colto ogni occasione, fin dal suo arrivo a Palazzo Chigi, per dire che gli piacerebbe essere “più che Presidente del Consiglio, il sindaco d’Italia”, ben guardandosi dal paragonare la sua figura a quello di un governatore non è certo solo a causa di quel subliminale rimando a un che di autoritario (o amerikano) evocato dal sinonimo di presidente di Regione, tanto caro a Silvio Berlusconi cui se ne deve l’uso ormai sdoganato. Il fatto è che con le Regioni, incominciando dai loro vertici siano pure del Pd, la scintilla non è mai scattata. Semmai qualche inizio d’incendio, come sulla questione dei tagli che un anno fa portò il Rottamatore a strigliare giunte e consigli dicendo senza peli sulla lingua che era arrivato il momento di “spendere meglio i soldi che hanno, anziché lamentarsi per quelli che vorrebbero”. Non stupisce affatto, quindi, che ieri nel day after referendario abbia nuovamente sparato su quelli che agli occhi del premier appaiono sempre più contro-poteri, sistematicamente dediti a fare il controcanto all’esecutivo. E così alle tradizionali critiche sulla scarsa capacità di governo delle Regioni (che non solo non riescono a utilizzare l’ingente massa di fondi a loro disposizione ma sono a tutti gli effetti incontrollati centri di costo) e agli sferzanti giudizi sulla classe politica locale (uscita con l’immagine sputtanata dalle varie Rimborsopoli), Renzi veda agitarsi lo spettro di un’asse di opposizione che avrebbe nei governatori il principale fulcro.

 

 

Non è un caso, sottolineano alcuni uomini del Giglio Magico, che proprio un presidente di Regione come quello della Toscana Enrico Rossi abbia sostenuto, in forma se non palesemente accusatoria certamente critica, che “Renzi tende a fare a meno di tutti i corpi intermedi. Tende a fare a meno anche delle Regioni” aggiungendo l’auspicio “che questo atteggiamento cambi perché il Paese non si governa tutto e soltanto da Palazzo Chigi. Il Paese ha bisogno di corpi intermedi forti e allo stesso tempo i corpi intermedi devono collaborare con il governo del Paese”. Va ricordato che Rossi è, al momento l’unico ad aver avanzato la propria candidatura per il congresso dell’anno prossimo, ieri è andato al seggio e ha votato sì. Pur differenziandosi dal collega pugliese Michele Emiliano, pasdar referendario, scivolato a dire di Rossi sulla divisione tra renziani e antirenziani affidata alle trivelle, il presidente toscano si dice più che mai convinto della sua corsa alla segreteria nazionale di un partito che “deve essere più dialogante e permeabile alla società”.

 

A ricucire lo sfilacciato rapporto tra Renzi e le Regioni, certo non riesce neppure Sergio Chiamparino. Ed è difficile immaginare che sia questo il primo dei pensieri del presidente del Piemonte. Rispondendo a una domanda che lo sollecitava a un parere sulle esternazioni del premier immediatamente dopo l’esito delle consultazioni di domenica  ha spiegato di non sentirsi affatto tirato in ballo: “Non ho colto attacchi, non siamo parte in causa. Il Piemonte non è tra le Regioni che hanno promosso il referendum, non abbiamo neppure il mare. In Piemonte non c’è il mare”, ha detto più sornione che mai. Il che di questi tempi, è come lavarsene le mani, forse convinto che la situazione sia ormai irrecuperabile che a questo punto (gli) convenga lasciare il giovane premier al proprio destino.

 

Ma, come abbiamo scritto l’altro giorno a irritare e preoccupare il leader fiorentino sono, più della partecipazione al voto di domenica, i dubbi che Chiamparino ha ammesso di nutrire sul referendum di ottobre, quello dirimente per Renzi, sulle riforme. Un’altra nube a oscurare quel sereno che tra il Rottamatore e i presidenti di Regione (salvo qualche eccezione come l’emiliano Stefano Bonaccini e pochissimi altri) non c’è mai stato. Neppure un cenno, per esempio, arrivato da Palazzo Chigi all’intesa tra Piemonte, Lombardia e Liguria la cui benedizione è stata affidata al ministro Graziano Delrio, sempre più riferimento dei “delusi dell’ultima ora”, come vengono chiamati a mo’ di contrappasso gli ex renziani.

 

Il sospetto che da Palazzo Chigi si guardi alle Regioni come a un fronte foriero di possibili schieramenti non proprio allineati in vista del congresso è difficile da fugare. Altrettanto arduo risulta sminuire gli attacchi (come quello di Emiliano) o le pungolature (come le dimissioni di Chiamparino da presidente della Conferenza, ora guidata da Bonaccini) alla stregua di atteggiamenti limitati a singole circostanze. A questo gelo, fa da contrappunto il calore verso i sindaci. Renzi si spenderà senza risparmio per appoggiare i candidati dem alle comunali del 5 giugno, punterà tutto per portare alla riconferma degli uscenti. Arriverà a Torino per Piero Fassino, ma anche a Novara a sostenere Andrea Ballarè. La date non sono ancora note, ma la presenza è confermata. Lo stesso annuncio del decreto per la sicurezza urbana annunciato entro maggio, è un assist per i primi cittadini. Tra questi potrebbe pescare anche per le prossime elezioni politiche. Assai più difficile accada per i presidenti di Regione, pure ex. Per loro ci sarà comunque il nuovo Senato. Che il segretario-premier avrebbe voluto meno affollato di consiglieri regionali e più gremito di sindaci. Anche questo racconta una parte del rapporto tra Renzi e le Regioni. Oggi non certo meno complicato di ieri. 

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3 Commenti

  1. avatar-4
    13:18 Mercoledì 20 Aprile 2016 Enea Il burattino

    Fassino, servo Fiat, è il partner ideale per il Pinocchio di Rignano, messo lì da Marchionne, grazie al golpista Re Giorgio. Fassino, uno che è solo e sempre vissuto di politica, in vita sua non ha mai lavorato, di spessore umano e simpatia vicini allo zero, ruffianamente si appoggia a chi, purtroppo, è ancora con 18 anni di potere davanti.

  2. avatar-4
    18:02 Martedì 19 Aprile 2016 daniele galli con Ottobre finisce tutto

    in terra caecorum, almeno si spera.

  3. avatar-4
    12:27 Martedì 19 Aprile 2016 moschettiere Povera Italia

    In un mondo di ciechi, anche l'orbo ha speranza di farsi incoronare re.

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