GRANDI OPERE

No Tav, la protesta costa: 400 milioni

A tanto ammontano i costi sostenuti in questi anni per difendere il cantiere in Valsusa. La denuncia dell’europarlamentare di Forza Italia Gardini: “Oggi abbiamo respinto l’ennesimo assalto di grillini e sinistra radicale”. Ma a Grenoble ci ripensano

Costa cara, oltre 400 milioni, la protesta dei No Tav che in questi anni ha tentato con ogni mezzo la realizzazione dell’opera. Un’azione che però, a livello europeo, trova ora un posizione ferma. “Oggi abbiamo bloccato l’ennesimo tentativo del partito del no, che è costato e costa all’Italia perdite enormi in termini di Pil, di sviluppo e di posti di lavoro”, ha dichiarato Elisabetta Gardini, capogruppo di Forza Italia al Parlamento europeo e membro della Commissione Envi commentando il voto sulla strategia dell’Ue per la Regione Alpina. La Commissione ha, infatti, respinto a larga maggioranza gli emendamenti presentati dal Movimento 5 Stelle e dalla sinistra radicale contro la realizzazione della tratta ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. “Si è calcolato che i mezzi e le scorte al personale, che difendono da anni il cantiere come si fa nelle le zone di guerra, sono costati alle tasche dei contribuenti circa 400 milioni di euro - ricorda l’europarlamentare Gardini  - e questo è solo un capitolo della lunga lista di danni e sprechi che provoca questa cultura del no e della decrescita felice. Non possiamo più tollerarlo; si tratta di un’opera cruciale per l’intera economia italiana che solo grazie alla logistica permetterebbe di ottenere tra i 20mila e i 40mila posti di lavoro”.

 

In verità, anche oltralpe, i giudizi sono discordi. La città di Grenoble, in Francia, ad esempio, ha deciso di mettersi di traverso. Il sindaco della città transalpina, l’ecologista Eric Piolle (foto) ha tenuto nella serata di ieri un consiglio comunale al termine del quale il municipio ha formalmente ritirato il proprio appoggio al progetto, che era stato invece garantito dall’amministrazione precedente, guidata dai socialisti. Piolle spiegato che in questo modo la città, liberandosi da un impegno inutile, potrà orientare il suo bilancio verso soluzioni meno costose e maggiormente efficienti per i residenti.

 

Assieme allo Stato francese e alla Rete ferroviaria, anche 13 amministrazioni locali si erano impegnate a finanziare il progetto, per circa 1 miliardo di euro. Grenoble è il primo comune a ritirarsi ufficialmente: «La Tav non rappresenta un reale miglioramento per la popolazione», ha aggiunto il sindaco. Mentre Pierre Meriaux, consigliere municipale delegato alla Montagna e al Turismo ha sottolineato: «Nel 2002 il progetto della Torino Lione era considerato ancora prioritario per il trasporto delle merci. Oggi non è più così. Ma soprattutto, abbiamo assistito ad una deriva preoccupante dei costi: nel 2002 l’impegno complessivo del municipio, della Métropole e del dipartimento dell’Isère era stato fissato a 53,4 milioni di euro. Nel 2007 si è rivisto il montante a 129,72 milioni. Ad oggi siamo nell’ordine dei 330 milioni».

 

Gli oppositori al progetto Torino-Lione hanno fatto sapere attraverso un comunicato di aver «accolto con entusiasmo questa decisione di buon senso da parte del consiglio comunale che si oppone ad una spesa faraonica e reindirizza i budget per lo sviluppo di mezzi pubblici utili per lo spostamento quotidiano della popolazione. Abbiamo presentato da tempo soluzioni affinché le merci viaggino sui treni e non sulla strada: sottolineiamo in particolare la necessità di raddoppiare la linea ferroviaria tra Aix-les-Bains e Annecy, tra Saint-Etienne e Clermont-Ferrand, tra Saint-Etienne e Le Puy-en-Velay, tra Grenoble e Valence, e tra Saint-André-le-Gaz e Chambéry. Questi sono gli investimenti che rispondono alle reali esigenze degli abitanti della Regione Rodano-Alpi Alvernia che miglioreranno non solo il trasporto quotidiano ma anche i tempi di percorrenza tra Torino e Lione».

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