ALLA RISCOSSA

Pdl, niente nomi dal summit romano

Fumata nera all'incontro tra la delegazione piemontese e il vertice nazionale. Berlusconi infonde coraggio presentando i dati della rimonta, Verdini fa il pesce in barile ma ribadisce le regole. Novità sugli assetti del partito sono attese nelle prossime ore

ABRACADABRA Silvio Berlusconi

Di Piemonte si è parlato solo a margine, nei crocicchi a latere dell’incontro. La riunione odierna a via dell’Umiltà è servita ai vertici nazionali del Pdl per comunicare ai coordinatori regionali la road map della campagna elettorale e riaffermare – giusto per i duri d’orecchio – le regole che sovrintendono la compilazione delle liste: vincolo di tre mandati, limite d’età (65 anni), contribuzione al partito. Per la prima volta, riassumendo le norme  – che, come sempre, avranno le loro brave deroghe -, non sono state indicate condizioni relative a assessori e consiglieri regionali che, quindi, secondo alcuni avrebbero ottenuto il semaforo verde per presentarsi alle elezioni. In verità, Denis Verdini, interrogato all’uscita dell’incontro da due coordinatori locali, avrebbe espresso un orientamento “di massima” sfavorevole all’interruzione dei mandati elettivi o di governo da parte di esponenti del Pdl che attualmente siedono nelle giunte e nei consigli regionali. Criteri che sembrano fatti apposta per assegnare la massima discrezionalità nella loro applicazione, dunque.

 

Silvio Berlusconi ha fatto capolino giusto per comunicare i dati dell’ulitimissimo sondaggio di Euromedia Research, quello della fidata Alessandra Ghisleri, in cui viene registrato un significativo recupero sul centrosinistra, in gran parte ascrivibile all’ottima performance televisiva a casa di Santoro. Secondo il Cavaliere il Il Popolo della Libertà sarebbe cresciuto rispetto alla scorsa settimana del 2,6%, passando dal 20,5 al 23,1%. Nel complesso, il totale della coalizione di centrodestra sarebbe balzata dal 30,7 al 34,2%, mentre lo schieramento avversario (Pd-Sel-partiti minori) crescerebbe solo dello 0,2% (dal 38,5 al 38,7%). Il distacco tra Bersani e Berlusconi si sarebbe quindi assottigliato, da 7,8 punti a soli 4,5. Ma dalla rilevazione anche il rassemblement centrista di Mario Monti rosicchierebbe quasi un punticino percentuale, passando dal 10,5 all’11,3%.

 

Di nomi, posizioni, capilista nessun cenno. Qualche novità sull’assetto del partito – con la probabile nomina di Enrico Costa alla guida del partito piemontese – è attesa tra la serata di oggi e la giornata di domani. Verdini ha confermato che, pur non trattandosi di un provvedimento punitivo nei confronti di nessuno, occorre dare stabilità e prospettiva all’organizzazione. Ora tutto è nelle mani dei tre piemontesi – Costa, Enzo Ghigo e Gilberto Pichetto Fratin - che hanno composto la delegazione. Gli osservatori “interni” alle vicende berlusconiane consigliano di assegnare poco credito alla riffa dei nomi usciti in queste settimane: alla fine sarà a via dell’Umiltà e poi a Palazzo Grazioli che si determineranno le scelte. Valutazione confermata anche da alcune talpe interne, le quali sostengono che Verdini avrebbe già un’idea abbastanza chiara sulla composizione delle liste in Piemonte. Anche se, come stamattina, si tiene abbottonato.

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